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Verde verticale VS verde orizzontale: confronti e distinzioni

Da qualche anno il verde verticale è diventato un elemento di cui si sente spesso parlare, talvolta come se fosse la soluzione definitiva alla carenza di piante in ambiente urbano. Questa assunzione però tende a mettere il verde verticale sullo stesso piano del più tradizionale verde orizzontale, senza considerare le effettive differenze tra i due sistemi. Occorre a questo punto fare qualche considerazione e cominciare a mettere i vari puntini sulle “i”.

Con verde verticale si intende l’insieme di elementi e pratiche costruttive che permettono di realizzare superfici vegetate orientate in verticale. Il verde verticale, a sua volta, è incluso nel verde pensile, ovvero tutte le applicazioni che prevedono la coltivazione di piante su edifici e infrastrutture (o comunque su pareti inclinate che non permettono la realizzazione di un vero e proprio spazio di verde pensile vivibile).
Una ulteriore divisione classifica il verde verticale in “pareti inverdite”, che prevedono la messa a dimora di piante (solitamente rampicanti o sarmentose) a terra e di far sviluppare la vegetazione sulla parete per mezzo di strutture di vario tipo (pali, reti, funi, ecc.), e “pareti verdi” in cui le piante sono coltivate su un substrato posto direttamente sulla parete e non sono in contatto diretto con il suolo.

Il verde orizzontale comprende invece tutte quelle sistemazioni a verde che si sviluppano al suolo (prati, tappeti erbosi, aiuole, alberate, siepi, ecc.).

L’unico punto in comune tra i due sistemi è la presenza di piante vive, e quindi tutti i benefici che una pianta può apportare all’ambiente (ombreggiamento e mitigazione dell’effetto isola di calore, sequestro di anidride carbonica, regimazione delle precipitazioni, riduzione delle polveri sottili e di altri inquinanti atmosferici, possibilità di riqualificare zone degradate, e tutti gli altri benefici che non elenchiamo qui). Per tutto il resto, verde verticale e verde orizzontale sono piuttosto diversi sotto molti aspetti, a cominciare dalle condizioni in cui le piante si sviluppano.

Coltivare piante in verticale o a terra: quali differenze

A terra generalmente non si hanno limiti alle tipologie e alle dimensioni delle piante da utilizzare, e queste possono essere più o meno completamente autonome (una volta insediate) perché hanno a disposizione un volume di terreno sufficiente (questo non è sempre vero, ma non qui non si vuole entrare nel merito della corretta progettazione del verde urbano) e possono beneficiare delle precipitazioni atmosferiche.

Le piante coltivate in verticale hanno invece a disposizione volumi molto limitati di substrato che nella maggior parte dei casi è molto povero di nutrienti, non tutte le specie sono adatte alla coltivazione in verticale e l’acqua di cui hanno bisogno deve essere portata con un impianto di irrigazione dedicato.

La gestione è sicuramente diversa e nel caso del verde verticale la manodopera deve essere ancora più specializzata di quella che opera nelle aree verdi tradizionali, considerato anche che il verde verticale può svilupparsi anche per diverse decine di metri in altezza.

Oltre a questo, un aspetto che pochi considerano, è il fatto che un giardino verticale, per quanto bello e sostenibile sia, non ha la stessa fruibilità di un parco urbano. Sicuramente è un sistema molto versatile, con un effetto estetico non indifferente e porta tutti i benefici di una pianta, ma, a titolo di esempio, è alquanto improbabile passeggiare su un giardino verticale.

Verde verticale e verde orizzontale non sono sistemi equivalenti, ma dovrebbero essere considerati complementari, in quanto possono svolgere funzioni in parte simili, ma perlopiù diverse, tutte utili a migliorare le condizioni ambientali in città. Una pianificazione sostenibile del verde urbano dovrebbe considerare queste differenze valorizzando allo stesso tempo i vantaggi offerti dalle due tipologie, in modo da creare una sinergia tra verde orizzontale e verticale.

P.S.: manca all’appello il verde stabilizzato. Questo perché si è parlato di “coltivazione” di piante, elemento non associabile al verde stabilizzato, il quale prevede l’utilizzo di parti di piante trattate con sostanze di vario tipo in modo da renderle durevoli nel tempo e non è soggetto a tutte le pratiche di gestione tipiche delle piante vive.

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Giacomo Bernello

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