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Verde stabilizzato: Com’è fatto?

Il verde stabilizzato è un elemento di arredo che sta diventando abbastanza popolare nell’ultimo decennio. Questo materiale simula un ambiente naturale grazie ad un complesso processo di stabilizzazione delle piante.

Questo processo trasforma porzioni di vegetazione in un oggetto durevole nel tempo che, se trattato con cura, può mantenere il suo aspetto iniziale anche per molti anni.

Come viene fatto il verde stabilizzato

Le parti di pianta che vengono sabilizzate subiscono un processo per cui perdono la maggior parte dell’acqua contenuta nei tessuti che viene sostituita dalla glicerina. La glicerina è in grado di far mantenere al materiale vegetale stabilizzato una consistenza e un aspetto simili ad una pianta viva.

Durante il processo di stabilizzazione dei licheni le porzioni di vegetazione perdono completamente il proprio colore e la caratteristica profumazione naturale, rimanendo di un colore neutro e di un odore riconducibile alle sostanze con cui sono stati trattati.

Cosa succede dopo la stabilizzazione

Nella fase successiva al processo di stabilizzazione vengono aggiunti al materiale trattato pigmenti naturali che danno modo di ottenere un’ampia gamma di colori e, in alcuni casi, possono essere anche aggiunti degli aromi o delle sostanze profumate, che danno la possibilità di mascherare l’odore caratteristico della vegetazione stabilizzata.

I licheni stabilizzati vengono solitamente utilizzati per comporre pannelli, scritte o ricoprire oggetti; per fissare il lichene stabilizzato ad un supporto, solitamente in materiale plastico, sono necessari collanti specifici e compatibili con il processo di stabilizzazione, altrimenti il verde secca in poco tempo, sbriciolandosi.

Il risultato finale di una superficie in lichene stabilizzato è la simulazione di un ambiente naturale, attraverso un materiale soffice e verde, umido al tatto e dalle forme naturali.

Cos’è la glicerina e come viene prodotta

La glicerina è un liquido denso, incolore e di sapore dolciastro, che può essere diluito sia in acqua che in alcol. Questa sostanza è normalmente presente nel sangue e nei tessuti animali e in alcuni tessuti vegetali, ma la sua produzione mediante estrazione dalle fonti naturali risulta essere troppo ridotta per le richieste del mercato moderno. 

La glicerina può essere preparata anche per via fermentativa dalla melassa di zucchero di barbabietola, ma tale procedimento porta a rese piuttosto basse.

Al giorno d’oggi la glicerina si ottiene a livello industriale come sottoprodotto dell’industria dei saponi o attraverso processi chimici. Questa sostanza viene preparata attualmente su larga scala soprattutto per via sintetica a partire dal propilene secondo due metodi:

  • per clorurazione del propilene a 400-500 ºC a cloruro di allile, formazione di cloridrine per reazione con acido ipocloroso e loro successiva idrolisi a glicerina;
  • per ossidazione del propilene a 200-400 ºC, con ossigeno e vapor d’acqua in presenza di rame o molibdeno come catalizzatori, ad acroleina e ulteriore ossidazione di questa per ottenere alcol allilico da cui per addizione di acqua ossigenata si ricava la glicerina.

Notevoli quantitativi di glicerina, che solo recentemente viene impiegata nei processi per ottenere il verde stabilizzato, trovano impiego nell’industria degli esplosivi per la preparazione della nitroglicerina, in campo tessile per la apprettatura, nell’industria delle materie plastiche per la preparazione delle resine gliceroftaliche. La glicerina trova applicazioni anche nella preparazione degli inchiostri, di liquidi anticongelanti e nell’industria farmaceutica.

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Alvise Anchel

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