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Piet Oudolf e l’evoluzione del giardino naturalistico

Negli ultimi anni si sono affermate le opere di paesaggisti che hanno portato l’idea inglese e cinese del giardino romantico in una fase moderna di estremo interesse. Paesaggi molto naturalistici stanno affermandosi all’insegna della sostenibilità ma anche di una bellezza naturale che va oltre gli stereotipi semplicistici che ancora, in certi casi, persistono.

Uno degli interpreti più illustri e famosi è sicuramente Piet Oudolf, il plantsman (come ama definirsi), della famosa High Line di New York. Ma la sua fama e successo deve considerarsi figlia anche del lavoro di molti che lo hanno preceduto ed hanno messo le basi affinchè il suo lavoro potesse essere portato a compimento e in parte essere capito. Il punto nevralgico è che la natura è complessa e variegata e, in questa complessità e variegatura, c’è un equilibrio perfetto che l’uomo, con la sua mente semplice e limitata, non riesce a capire fino in fondo.I tentativi di semplificarla (per renderla più simile alla mente semplice dell’uomo) non hanno portato e non possono portare che guai e a una bellezza finta che non riesce a decollare, così lontana dalla bellezza naturale.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando l’idea romantica del giardino all’inglese è iniziata a circolare già all’inizio del diciannovesimo secolo (in Italia con “Dell’arte de Giardini Inglesi” – 1813) poi, in seguito, evolutasi ulteriormente verso la fine dello stesso secolo (“Il Giardino Naturale” – William Robinson 1881).
Nel corso del ventesimo secolo, l’opera misconosciuta di un grandissimo giardiniere, vivaista e sperimentatore che fu il tedesco Karl Foerster ha dato modo di avere una serie di conoscenze approfondite su erbacee perenni poco o per niente utilizzate in giardino prima di lui (Erbe e Felci per il giardino – 1978) aprendo la strada, di fatto, alla tendenza dell’attuale ventunesimo secolo; la cosiddetta corrente New Wave Planting o New Planting Design o New Perennial Movement, il cui principale interprete è l’olandese Piet Oudolf.

I suoi interventi si caratterizzano per un uso sapiente di erbacee perenni, tra cui molte graminacee, che mescolate (intermingle), sparpagliate (scattered), miscelate (blend), richiamano a paesaggi molto naturali ma di una bellezza estrema, in certi casi spettacolare; mozzafiato.

Sono interventi pieni di sorprese, apparentemente facilmente realizzabili, quasi a sembrare banali, ma invece complessi da mettere in atto. Esempi delle sue opere ce ne sono molti anche in Italia, ma una tra le più particolari è il cosiddetto “teatro delle Piante” realizzato all’interno di una vasca di sedimentazione di un ex depuratore nell’ex area industriale della Ruhr (le foto che accompagnano questo articolo sono state realizzate in piena estate, momento non favorevole per esprimere la bellezza dell’intervento).

Sono paesaggi che richiamano alla mescolanza che notiamo nei prati seminaturali fioriti (il cui riferimento per la realizzazione pratica è il “Manuale pratico per la raccolta di seme e il restauro ecologico delle praterie ricche  di specie” Michele Scotton, Anita Kirmer, Bernhard Kraitzer – 2012) e un recente lavoro di James Hitchmough (“Sowing beauty – Designing flowering meadows from seed” – 2017) che reinterpreta queste tendenze naturali partendo dalla semina anziché l’impianto: e l’effetto è analogo ma sicuramente con tempi di affermazione più lunghi, più naturali.

Va da sè che per capire ed interpretare queste forme moderne di giardino naturalistico sono fondamentali conoscenze tecniche, umiltà, sensibilità ecologica, pazienza (soprattutto quando si interviene con la semina) e visione artistica. Ora, in occasione del meeting internazionale a Bergamo I maestri del paesaggio (6-23 settembre 2018), avremo l’occasione di vedere e apprezzare in Piazza Vecchia la “Piazza prateria” di Piet Oudolf.

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Alessandro Bedin

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