Agri-culturaAmbientePaesaggio

ØSTERGRO: l’urban farm sostenibile coltivata su un tetto a Copenaghen

C’è una fattoria urbana (urban farm), attiva dal 2014 a Copenhagen, che deve essere conosciuta.
E’ un piccolo modello di agricoltura sostenibile realizzata sul tetto di un edificio commerciale. Un grande orto di 600 metri quadri al quale, via via, si è aggiunto un piccolo pollaio e un piccolo ristorante che fa tendenza nella cultura occidentale che sente nel ritorno alla Terra un importante passo avanti (non un ritorno al passato, come altri potrebbero pensare). Il fatto di aver perso il contatto con la Terra e i ritmi naturali è, per l’uomo, una situazione che compromette il suo equilibrio, il suo benessere, che non è rappresentato solamente dall’agiatezza.

Ritornare alla Terra oggi significa poterlo fare con le migliori tecnologie e conoscenze che sono maturate negli ultimi secoli di storia dell’uomo. L’ esperienza orticola, avviata su un tetto a Copenhagen per iniziativa di Kristian Skaarup, e inizialmente coordinata dall’architetto del paesaggio Sofie Brincker, si è poi avvalsa della professionalità di Teresa Fresu, agronomo di formazione, che fa sventolare il nostro tricolore sui tetti di Copenhagen. Teresa ha svolto la tesi di agraria proprio sull’agricoltura urbana, alla scuola di paesaggio di Versailles (ENSP), e ha lavorato anche in Argentina su questo tema.

Sul tetto ad Østergro, dal 2015, è quindi operativo anche un piccolo ristorante, con apertura 4 sere a settimana, dal giovedí alla domenica. Ristorante che riceve le visite anche dagli utenti degli uffici sottostanti. Dalle iniziali 16 famiglie aderenti al progetto (che pagano annualmente in anticipo la produzione di verdura – poi ritirata il mercoledì di ogni settimana) si è passati a 40 famiglie aderenti all’urban farm, ma anche alla partnership con una azienda agricola periurbana, a sud di Copenhagen, che produce ortaggi “pesanti” (cioè tuberi, carote, barbabietole, ecc.) mentre Østergro si concentra sulla produzione di aromatiche, insalate, verdura da taglio, fragole, pomodori e peperoncini. E’ una produzione alimentare non tradizionale, resiliente, supportata dalla comunità di persone che ne condividono gli ideali; a Km zero diremmo noi.

 

 

E’ una esperienza in cui l’hardware, come ci spiega Teresa, costituito dalla struttura edilizia, dal terreno (che utilizza anche il riciclo degli scarti organici prodotti sul tetto), dalle tecniche agronomiche, non conterebbe nulla senza il software: le persone che aderiscono e partecipano al progetto. Una piccola comunità che si sposta in bicicletta trasportando sulle cargo bike la verdura ritirata nella fattoria. Un modo apparentemente antico, ma in realtà molto moderno, per vivere in modo più sostenibile, attento e arricchente.

 

Previous post

Bioedilizia e case ecosostenibili: vantaggi a basso impatto ambientale

Next post

Compost fai da te: come trasformare i rifiuti organici in fertilizzante naturale

Alessandro Bedin

Alessandro Bedin