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Mobili vivi: la sostenibilità incontra l’innovazione

Nonostante la scia evoluzionistica che oggi riguarda personalmente tutti, c’è un tema che sta sempre più emergendo e radicando nella nostra quotidianità: la sostenibilità. Un individuo poliedrico si mostra più aperto alle variabili ambientali che gli si presentano; se questo individuo è anche una persona che tiene nella sua vita una fiamma evolutiva ben alimentata allora si arriva a risultati strabilianti, un esempio? I mobili vivi.

Quando l’autosufficienza incontra l’innovazione ecco che ci si trova davanti il connubio perfetto, un po’ per tutti. Se parliamo di “Luce”, conosciutissimi, apprezzati e molto usati da un numero sempre più alto della popolazione sono i pannelli fotovoltaici; adesso però l’attenzione viene spostata su un altro elemento che così citato potrà sembrare fuori luogo: l’Alga Spirulina.

Living Things: i mobili vivi

L’Alga Spirulina (Arthrospira Plantensis e Arthrospira Maxima), appartenente alla classe dei Cianobatteri è la più antica forma di vita fotosintetica che si è creata nel nostro pianeta ed oggi non è un argomento salutistico ben si la protagonista del progetto Mobili Vivi che è ancora solamente esposto come forma d’arte al Museo d’arte contemporanea a Pittsburgh, in Pennsylvania.
Creato dall’architetto Jacob Douenias ed il designer industriale Ethan Frier e denominato “Living Things”.

Incredibile progettazione funzionante ed innovativa che sposa perfettamente la scia Green; questo progetto è un esempio di simbiosi tra uomo e ambiente. In questo caso la Spirulina conosciuta da tanti anche con il termine Green food, è una proto-planta unicellulare che mantiene la nostra atmosfera e l’equilibrio carbonifero nella loro. Essa rilascia un materiale energetico e ricco di nutrienti che rimane una risorsa rinnovabile interamente sfruttata dall’uomo.

Come sono fatti i mobili vivi

In questa foto è rappresentato un complesso “sistema di supporto vitale”, che comprende quasi mezzo miglio di tubi nascosti nei mobili. Le manopole in nylon stampato in 3D sono incorporate nella superficie della postazione di lavoro, consentendo ai visitatori di controllare diciotto diverse valvole che consentono la raccolta della spirulina quando è pronta per il consumo o per altri usi. Queste micro alghe sono scelte per l’assenza di una sovrastruttura per organizzare la loro anatomia che consente di trattare la sospensione liquida in cui vivono più come un materiale che come una pianta.

Questo materiale vivo definito “Plastico” ci permette di creare strutture viventi che riciclano luci, calore e anidride carbonica dagli edifici e dai loro abitanti in una ricca biomassa verde che può essere consumata in seguito come sostentamento per noi uomini, essendo uno spuntino molto proteico oppure utilizzata come fertilizzante agricolo o come biocarburante.

 

Perché l’alga Spirulina

La diversità geometrica dei vasi di vetro soffiato a mano è tale poiché fungono sia come elementi di illuminazione e riscaldamento per gli occupanti umani sia come fotobioreattori ad alto funzionamento che forniscono calore, luce, agitazione, alimentazione d’aria, nutrienti e controllo dei rifiuti alle alghe viventi all’interno. La scelta dell’Alga Spirulina ricade nella sua capacità di prosperare in acque molto alcaline, dove la maggior parte dei batteri non può vivere, il liquido diventa di un verde ricco più profondo e assorbe sempre più luce dai vasi illuminati internamente,
poiché le alghe crescono molto rapidamente.

I singoli filamenti di Spirulina sono lunghi 1/3 millimetro e sono appena visibili ad occhio nudo (nella foto a seguire possono essere visti mescolarsi all’interno del vaso di vetro). Una volta filtrate le alghe possono essere essiccate da una pasta vischiosa in una polvere fine verde, che contiene il 60% di proteine in peso ed è per lo più insapore con un pizzico di erbaceo.


Nonostante sia ancora una “forma d’arte” questo deve essere motivo di riflessione, una riflessione a diverse ramificazione, che non considera solo la bellezza e la funzionalità delle cose ma che prede in considerazione l’uso polivalente di materiali che quotidianamente sono a nostra portata e un valido approccio tra campi di studio che tra loro potrebbero sembrare lontani, come questo Artistico-Scientifico.

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Donna Merlino

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