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Innesti, come ottenere piante multifrutto

L’innesto di piante in botanica si definisce come un’ operazione consistente nell’inserimento in una pianta di una porzione vegetale proveniente da un’altra pianta di varietà diversa, allo scopo di ottenere un nuovo individuo dotato di migliori caratteristiche di interesse commerciale; Questa tecnica è molto praticata nella produzione di frutti (la vite è quasi sempre innestata) e nella moltiplicazione delle piante ornamentali. pianta multi fruttoGrazie a questa tecnica e a sapienti cure colturali siamo in grado di dare vita a piante multi frutto o a piante di enorme valore ornamentale e paesaggistico con diversi tipi di chioma e di fioritura. Le terminologie da dover conoscere per iniziare a comprendere questo argomento sono:

L’ipobionte è la porzione di pianta che fornirà l’apparato radicale e può essere chiamato soggetto o portainnesto. Questo materiale può derivare da una pianta da seme, da una pianta selvatica, da un franco o da una barbatella (talea radicata). L’epibionte, invece, è la porzione di piante che fornirà la futura chioma e viene detta nesto, marza, oggetto o gentile ed il materiale vegetale impiegato deriva da piante madri di interesse commerciale di cui si vuole perpetuare la genetica.

Il cambio è il tessuto (meristematico) responsabile nelle piante della formazione di cellule verso lo xilem e il floema (i due sistemi di conduzione di una pianta). Perchè un innesto avvenga con successo i cambi delle due piante si devono trovare in stretto contatto anatomico senza che vi sia la presenza di acqua libera nel punto di contatto.

Il callo è una massa di grandi cellule a pareti sottili e con un grosso vacuolo (parenchimatiche poco specializzate) che si sviluppa nel luogo della ferita a partire da diversi tessuti ed è indispensabile alla pianta per cicatrizzare qualsiasi danno. Nell’innesto il callo è essenziale sia per l’attecchimento fisiologico sia per l’integrità strutturale all’altezza dell’innesto.

Gli innesti si possono distinguere in due differenti categorie in base alla tipologia di materiale che viene innestato e quindi al periodo in cui vengono praticati. L’innesto a gemma vegetante viene fatto in primavera con materiale prelevato dalle piante madri a fine autunno (gennaio – febbraio) e conservato in ambiente umido a 3-4° C fino all’inizio della bella stagione. Per meglio conservare il materiale e proteggerlo dall’attacco dei funghi si può trattare con ossicloruro di rame prima dell’inizio del periodo di conservazione. In qualsiasi caso l’innesto a gemma vegetante schiude nello stesso anno in cui è praticato l’innesto creando da subito la chioma della futura pianta. L’innesto a gemma dormiente viene fatto a fine estate (agosto – settembre) con materiale prelevato da poche ore raccogliendo i rametti  laterali delle piante madri defoliandoli e mettendo in atto qualsiasi strategia contro la disidratazione fino al momento dell’utilizzo. Le gemme dormienti innestate rimangono ferme fino alla primavera successiva in cui partiranno e daranno vita alla chioma della varietà innestata.

Le tecniche d’innesto più interessanti

Essendo l’innesto una tecnica antica nel tempo e nelle diverse zone del mondo si sono svilupparti diversi metodi che si differenziano nel modo di mettere in comunicazione i cambi delle due piante da innestare.

L’innesto per approssimazione è, se vogliamo, il più naturale dato che è il metodo con cui le piante si anastomizzano fra loro spontaneamente. Nell’ambiente commerciale è applicato sopratutto sulle giovani piantine orticole per ottenere piante più produttive e più resistenti alle avversità. Dal soggetto e dall’oggetto viene asportata la corteccia ed il libro fino ad esporre i  cambi nel punto di unione che solitamente si posiziona a pochi centimetri dal suolo. Il punto d’innesto delle due piante deve essere assicurato tramite una legatura per garantire una migliore adesione dei cambi eliminando la chioma dell’oggetto solo a cicatrizzazione avvenuta.

innesto_approssimazione
Gli innesti ad arco e a ponte sono pratiche molto utili per recuperare danni su piante di particolare importanza bypassando ferite importanti che potrebbero compromettere la continuità radici foglie causando la perdita di parte della chioma per disseccamento. con questo tipo di innesti si utilizzano parti di uno stesso individuo e l’oggetto non andrà a formare parte della chioma. L’innesto ad arco si pratica quando al di sotto della ferita vi è un pronto riscoppio di poloni, si utilizza l’estremità superiore dei nuovi getti forgiata appositamente innestandoli con un taglio a T al di sopra della ferita. Quello a ponte viene praticato in assenza di ricacci al di sotto della ferita impiegando rametti forgiati a entrambe le estremità prelevati dalla stessa chioma per creare un ponte con due innesti a T contrapposti al di sopra e al di sotto della ferita. Questo innesto viene effettuato in riposo vegetativo con marze prelevate in autunno e conservate a basse temperature.P1070007

L’innesto a spacco comprende molte tecniche differenti ma la cosa che le accomuna tutte è la capitozzatura del soggetto a cui si pratica un taglio lungo il diametro o delle incisioni lungo la circonferenza nelle quali vengono inserite marze diversamente forgiate. Il materiale vegetativo utilizzato in questi innesti è composto da giovani rami con diametri molto variabili a seconda della tecnica impiegata. Il punto di innesto deve essere assicurato tramite tutore e ricoperto di mastice per garantire una minore disidratazione nel punto di ferita.DSCF5475r

Anche l’innesto a gemma può essere operato in diversi modi che prevedono tutti un incisione sulla corteccia del soggetto (incisone a T o anulatura) e l’impiego di una gemma con una porzione di corteccia e di legno come oggetto da inserire nell’incisione. Un trucco del mestiere per semplificare il lavoro di innesto è il mantenimento del picciolo fogliare sotto la gemma così da poterla lavorare più comodamente e capire quando l’innesto è attecchito, difatti se il picciolo si distacca spontaneamente significa che la gemma innestata è in grado di svolgere le sue normali funzioni. Questa categoria di innesti risulta esse la più influenzata dalla manualità dell’operatore che deve creare dei perfetti incastri fra le due piante, il punto di unione va coperto di mastice e assicurato con delle legature che non creino strozzature, allo spuntare della nuova vegetazione sarà però necessario tutorarla per il periodo inizialeinnesto-gemma

Cure e condizioni ottimali  per gli innesti

riscoppio epicormicoPerchè possa avvenire l’innesto le piante che si utilizzano devono essere affini tra loro, cioè devono essere della stessa specie o di specie simili fra loro con un’analogia più o meno marcata dei ritmi fenologici (fioritura, fruttificazione, etc). Se le due piante non sono affini fra loro o il materiale utilizzato è virosato si creano delle reazioni riconoscibili come sintomi di disaffinità che si possono riassumere in:

Per svincolarsi dai probemi di disaffinità si possono costituire individui trimembri con una pianta che fornice l’apparato radicale, una che fornisce il fusto e un’altra che fornisce la chioma. Come già detto per l’attecchimento dell’innesto deve esserci un’intima corrispondenza fra i cambi e quindi l’operatore deve avere una buona manualità per creare incastri perfetti che assieme al mastice limitano la disidratazione della marza evitando anche la presenza di acqua libera, aumentano le probabilità di attecchimento dell’innesto. Le temperature ottimali per la buona riuscita di questi interventi sono comprese fra i 5° e i 35° gradi con optimun fra 20° e 27° C. L’attecchimento mediamente avviene in 35 giorni  ma varia molto a seconda delle specie e della situazione ambientale in cui si trova la pianta. La buona riuscita dell’innesto può essere incentivata ulteriormente attraverso una serie di pratiche colturali come:

La Sgarrettatura

Nella primavara seguente quando la gemma innestata parte e ci troviamo in presenza delle chiome di entrambe le piante si asporta totalmente quella della pianta portainnesto tagliando poco sopra il punto di innesto. Se nel tempo la pianta ricaccia al di sotto del punto di cicatrizzazione bisogna asportare tutta la vegetazione e i polloni del portainnesto.

Il tutoraggio

Quando la gemma innestata vegeta bisogna applicarle un tutore per evitare che il vento spezzi il legame anatomico in formazione fra le due piante, il tutoraggio può essere fatto con singoli paletti assicurati al germoglio e al soggetto e fissati sul terreno o su filari con sistemi a cavi.

Le legature

In molte tipologie di innesto le legature si rivelano molto utili innalzando di molto il numero di successi ma bisogna evitare in qualsiasi modo le strozzature ricontrollando le legatore ogni 6 mesiinnesto-a-gemma

Il reinnesto

Se gli innesti a gemma dormiente operati a fine estate non sono attecchiti si praticano dei nuovi innesti a gemma vegetante in primavera evitando di dover scartare le piante su cui gli innesti non sono attecchiti.

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