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Botanical Dry Garden: il giardino “asciutto” che imita la natura selvatica

In un pomeriggio di gennaio, nelle campagne di Magliano in Toscana, cuore della Maremma, siamo andati a trovare Luca Agostini, titolare di un’azienda che da anni sperimenta la tecnica dello Xeriscaping nei suoi 4 ettari di orto botanico.

L’esperienza di Agostini e del suo staff nasce 25 anni fa ed inizia come produttore di giovani piante mediterranee da ricoltivare, con una tecnologia chiamata Fog System, dove l’umidità viene distribuita e controllata in modo uniforme, con benefici effetti idratanti sull’apparato fogliare, radicale e sul substrato.

Come spesso accade nelle scoperte fortuitein una calda estate di dieci anni fa, accade qualcosa di inaspettato, che cambiò il corso degli eventi.ci dice Agostini, che prosegue: “Per aumentare la gamma delle nostre giovani piante ho piantato in un terreno limitrofo al vivaio delle varietà mediterranee. Non potei irrigarle quell’estate ed ero convinto che si fossero inevitabilmente seccate. Invece, avendo casualmente applicato le giuste accortezze per farle sopravvivere, a settembre le trovai più belle di prima”.

Nasce così il Botanical Dry Garden, un nome lungo, perché con le piante bisogna procedere lentamente e volevamo che anche il nome portasse a riflettere sulla calma necessaria, per tornare ad un concetto antico del verde, dove i tempi e la natura siano rispettati per valorizzare l’intelligenza propria delle piante. Abbiamo dimenticato il rispetto della stagionalità e degli apparati radicali”.

Parole, quelle di Luca Agostini, che ci rimandano a quella “Pazienza del Giardiniere” di cui ci parla P. Pejrone, dove il bello diventa un mezzo per raggiungere il buono.

Il curare i fiori, il crescere con delicatezza e attenzione piante ed alberi si rivela, nella sua necessaria lentezza, un modo per cambiare il nostro atteggiamento verso il tempo. In giardino non c’è fretta, non c’è frenesia, c’è solo il tempo di osservare la natura che compie il suo lento, rituale miracolo di colori e geometria.

botanical dry garden

Botanical Dry Garden, la tecnica

Il Botanical Dry Garden parte dall’imitazione della natura selvatica, la quale nasce e cresce rigogliosa senza nessun tipo di irrigazione, se non quella naturale della pioggia. Questa tecnica è riproducibile artificialmente, applicando poche semplici regole che permettono di eliminare l’impianto di irrigazione ed il consumo d’acqua che ne consegue.

  • 1° Regola: Il Suolo. Si parte con la preparazione profonda del terreno, poiché è qui che si gioca la partita. Lo scopo è lavorare il terreno in modo da accumulare l’acqua piovana negli strati profondi del terreno, specialmente nei suoli particolarmente tenaci, dove c’è la presenza di argilla e nei declivi. Questo permette alle radici di andare a nutrirsi in profondità e di attingere ad una riserva d’acqua nei momenti di crisi.
  • 2° Regola: La Stagionalità. Imitando quello che succede in natura impariamo che le piante fioriscono e fruttificano in primavera ed in estate, mentre in autunno cadono i semi ed iniziano poi a germogliare. Nel Dry Garden si tende, quindi, a piantare in autunno, cosicché durante l’inverno le piante possano rinforzare il proprio apparato radicale e la propria autonomia, in modo da avere più chance di sopravvivenza durante la bella stagione. Con l’avanzare degli anni, un giardino piantato con questa tecnica, si sviluppa da solo, riproducendosi di stagione in stagione, diventando un vero bosco naturale se lasciato a se stesso.
  • 3° Regola: LApparato Radicale. L’apparato radicale deve essere fresco, particolarmente verticale per consentire alla pianta di bere in profondità. Inizialmente il rapporto radice-chioma è prettamente a favore della radice, con chiome molto piccole. E’ preferibile partire con piante piccole, ma ci sono soluzioni anche per il pronto effetto, ad esempio tramite vasi tecnologici come l’ air pot, tuttavia ancora in via di sperimentazione per i costi elevati.
  • 4° Regola: Sagomatura del terreno. Una volta messa a dimora una pianta o un’alberatura, è necessario creare una “tazza”, cioè sagomare il terreno, creando una depressione intorno al pane in modo che l’acqua vi sia trattenuta. Utilizziamo questo metodo, sia nell’immediatezza della piantumazione per far aderire il terreno alle radici, sia nei periodi di crisi, ma solo nei primi due anni.
  • 5° Regola: Innaffiatura. Nei primi due anni di vita del giardino, è probabile che ci sia bisogno di un piccolo aiuto idrico. La tecnica consiste nell’ irrigare molto di rado, ma di fornire ogni volta grandi quantità d’acqua, simulando gli acquazzoni estivi. Questo è determinante, perché le piante vanno educate a bere molto di rado ed in abbondanza, così come succede in natura.

I tempi di irrigazione in Agosto si riducono ad una o due volte durante tutta la stagione estiva. Da non dimenticare il drenaggio al livello del colletto (la zona di passaggio fra il fusto e la radice), per evitare infezioni da funghi o batteri.

botanical dry garden

Le specie

Passeggiando tra i profumi del Botanical Dry Garden ci si può rendere conto della grande quantità di fioriture utilizzabili. Troviamo una ricca varietà di Cistus (oltre 100 tipi), circa 120 ecotipi di Rosmarino, Arthemisie, Oleandri (una delle collezioni più importanti della Toscana), Elicrisi, Salvie dalle colorazioni più disparate, Achillee, Arctotheca calendula, Bignonia, Buddleja etc.

Sui prati alternativi, a basso consumo idrico e privi di interventi fitosanitari, costituiti da varie specie mescolate fra loro come la Zoysia tenuifolia, Verbena peruviana, Verbena x hybrida, Thymus serpyllum ‘Elfin’, Lippia nodiflora var. canescens, Frankenia laevis, Cotula lineariloba, Erodium manescavii, Dymondia margaretae, Convolvulus mauritanicus, Cerastium tomentosum e la Achillea crithmifolia, puoi fare incontri interessanti con api mansuete e farfalle fuori stagione.

Questi prati, ben lontani dalla monotonia del pratino all’inglese, cambiano colore di stagione in stagione, fioriscono e con il loro portamento naturale non richiedono di essere falciati.

In questo ecosistema perfettamente in equilibrio, la chimica fitosanitaria è un lontano e spiacevole ricordo, sostituita dal laborioso lavoro degli insetti. Le potature ed il bassissimo fabbisogno idrico rendono il Botanical Dry Garden un gioiello unico nel suo genere, da riprodurre e sperimentare.

A questo punto, non resta che gettare l’annaffiatoio!

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Alice Collantoni

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