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Vertical Farm, una soluzione sostenibile per l’agricoltura urbana

L’Italia le ha conosciute grazie ai padiglioni di Expo, ma non sono una novità dell’ultimo anno: stiamo parlando delle vertical farm, l’innovativa soluzione che punta ad una futura agricoltura urbana sostenibile.

Si tratta, in poche parole, di edifici che integrano la produzione di cibo attraverso sistemi verticali che consentono la coltivazione di piante in idroponica (ovvero con una soluzione di acqua e nutrienti a ricircolo continuo), permettendo di sfruttare superfici normalmente non utilizzabili, come appunto quelle di palazzi e grattacieli delle grandi metropoli.

L’idea nasce dal prof. Despommier, docente alla Columbia University, che si è a lungo interrogato sugli effetti della continua crescita demografica nel nostro secolo. Si stima infatti che nel 2050 la popolazione mondiale raggiungerà circa i 9 miliardi di persone: questo comporterebbe una significativa difficoltà nel conciliare l’espansione delle città, in cui -secondo le previsioni- risiederà circa l’80% delle persone, con la superficie agricola necessaria per nutrire tutta la popolazione Le vertical farm aspirano quindi ad essere soluzioni che renderanno i centri urbani produttivi e, nel migliore dei casi, anche autosufficienti. Si tratta di una vera e propria rivoluzione tecnologica, battezzata come agricoltura urbana sostenibile.

Com’è fatta una vertical farm?

Queste strutture possono essere realizzate in edifici adibiti a svolgere esclusivamente il ruolo di coltivazione, così come in edifici ibridi, cioè utilizzabili anche a scopo residenziale. Grazie ad un sistema multistrato è possibile sviluppare la coltivazione verticale in combinazione con la tecnica idroponica; le piante vengono generalmente insediate in un cubetto di substrato inerte formato da torba pressata, fibra di cocco, argilla espansa, lana di roccia o altre alternative al comune terreno. La concentrazione della soluzione in circolo consente un ottimale assorbimento delle sostanze nutritive anche in uno spazio ridotto, senza la necessità di espandere l’apparato radicale. L’impianto di fertirrigazione mette a completa disposizione delle piante l’acqua e i sali di cui hanno bisogno per svilupparsi, sostituendo completamente la funzione trofica del terreno.

Attraverso la tecnica idroponica è possibile controllare direttamente tutti i parametri che influiscono sulla coltivazione, dal pH alla composizione chimica della soluzione, regolandoli in modo da ottenere una resa più elevata ed una crescita più rapida rispetto alla coltivazione tradizionale, evitando al contempo lo spreco e la dispersione dei prodotti utilizzati. Inoltre è possibile utilizzare acque reflue, depurate dalle sostanze nocive attraverso il naturale meccanismo di fitodepurazione. ll ricircolo chiuso consente di non introdurre continuamente apporti idrici aggiuntivi, riciclando l’acqua immessa in precedenza.

Spesso nei contesti di coltivazione idoor la luce solare non è sufficiente a garantire adeguati livelli di fotosintesi; per tale motivo nelle vertical farm vengono utilizzate lampade a led appositamente studiate per la coltivazione, che vengono alimentate attraverso sistemi di riconversione degli scarti vegetali o pannelli fotovoltaici: anche l’energia elettrica quindi viene prodotta in maniera sostenibile.Agricoltura urbana sostenibile: le vertical farm

I vantaggi dell’agricoltura urbana sostenibile in verticale

Questa innovativa tecnologia di coltivazione ha molteplici aspetti positivi, che non riguardano soltanto la possibilità di incrementare la produzione di cibo. Ne evidenziamo alcuni tra i più importanti:

Ridotta dispersione di fertilizzanti e prodotti fitosanitari

La coltivazione fuori suolo consente di limitare la dispersione dei prodotti nell’ambiente, cosa che accade invece nell’agricoltura tradizionale, dove i residui di fertilizzanti e fitofarmaci vanno inevitabilmente a contaminare terreno, canali, falde acquifere ed aria. I prodotti per i trattamenti antiparassitari sono inoltre assenti o ridotti al minimo, trattandosi di ambienti chiusi e controllati. Si può quindi affermare che tali sistemi di coltivazione abbiano un impatto ambientale significativamente più basso rispetto agli ecosistemi agricoli.

Bassi consumi idrici

Rispetto alla coltivazione in campo aperto, gli apporti idrici sono ridotti di circa il 98% grazie al ricircolo chiuso dell’acqua: un vantaggio importante se si pensa all’ingente utilizzo delle risorse idriche in agricoltura, spesso accompagnate da un enorme spreco.

Possibilità di successioni colturali

E’ risaputo che la rotazione delle colture è un’importante sistema per evitare l’impoverimento del suolo e i danni derivanti dalla presenza di patogeni ed infestanti: in molte zone questa tecnica viene sottovalutata dall’agricoltura tradizionale, ma nel caso delle vertical farm risulta essere di facile applicazione, consentendo di diversificare le produzioni.

Coltivazione salva-spazio e prodotti a kilometro zero

Oltre alla possibilità di non ricorrere all’utilizzo di suolo, le vertical farm permettono di riqualificare spazi inutilizzati all’interno delle città, coltivando i prodotti in loco e tagliando i costi (economici ed ambientali) dovuti al trasporto delle merci.

L’agricoltura urbana sostenibile di Singapore

Un intelligente e proficuo esempio di vertical farm arriva da Singapore, sicuramente all’avanguardia in ambito di green technologies. La densa metropoli produceva soltanto il 7% della frutta e verdura consumata dai suoi abitanti, mentre il resto veniva importato da altri paesi. Con la costruzione della Sky Green Farm tower nel 2012, la prima fattoria verticale al mondo, Singapore è stata in grado di aumentare la quantità di prodotti vegetali auto prodotti e venduti ai supermercati locali. Il progetto è tutt’ora in evoluzione: la direzione attuale punta ad espandere il sistema di vertical farm con la costruzione di altri 300 palazzi che, secondo le stime, dovrebbero essere in grado di produrre ben 2 tonnellate di verdura ogni giorno.

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