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La potatura degli alberi ornamentali

La potatura degli alberi ornamentali viene eseguita per assicurare agli alberi una struttura armonica ed esteticamente piacevole, per rendere le piante sicure e per mantenerle in buone condizioni fitosanitarie. Rispetto agli scopi della potatura per le piante da frutto o per l’arboricoltura da legno, nel caso dell’albero ornamentale la potatura non è una pratica necessaria periodicamente, ma solo nelle situazioni di reale necessità quali il recupero di un danno o una situazione di instabilità.

Il giusto modo di potare gli alberi ornamentali

I tagli che si vanno ad operare sulle piante devono essere sempre netti, senza la presenza di scosciature, danni che una pianta difficilmente è in grado di recuperare. Per ottenere un taglio netto bisogna utilizzare attrezzi sempre ben affilati e adatti al ramo da potare.

  • Forbici da potatura – per recidere piccoli rami di diametri inferiori ai 2 cm.
  • Seghe o segacci a mano – per asportare rami con diametri fino a 15 cm.
  • Motoseghe – da utilizzare con grossi diametro o su legni particolarmente duri. Se il ramo risulta essere secco conviene sempre impiegare la motosega.

Bisogna ricordare, inoltre, che gli strumenti di taglio possono essere veicolo di diffusione di patogeni e che quindi devono essere puliti e disinfettati ad ogni operazione di potatura. Strumenti quali troncarami e tagliasiepi sono assolutamente sconsigliati nelle potature di alberi ornamentali per la loro scarsa precisione di taglio.potatura-alberi-ornamentali

Il taglio di ritorno

La tecnica del taglio di ritorno si propone come una metodologia efficace di potatura per gli alberi ornamentali, prefiggendo come obiettivo il minor danno fisiologico possibile alla pianta e
il mantenimento della sua architettura.
Il taglio viene eseguito su una porzione di branca, all’altezza dell’intersezione con un ramo. La parte che rimane deve avere dimensioni analoghe a quella asportata e non deve essere cimata in quanto sostituisce le parti del ramo che sono state rimosse. Questa metodologia risulta molto efficace nel campo ornamentale: la gemma apicale localizzata nel nuovo apice del ramo richiama ormoni e linfa che in caso contrario resterebbero confinati nell’area della ferita, favorendo il riscoppio dei rami epicormici.

Le operazioni da seguire per praticare un taglio corretto di un ramo, in totale sicurezza per l’operatore e per la pianta, vengono definite come “taglio in tre tempi” e applicate come di seguito:

  • Incidere una tacca nella parte inferiore del ramo o della branca che si vuole eliminare, sopra la zona del collare.
  • Ridurre il ramo o la branca da eliminare fino a 50-70 cm dal taglio definitivo per alleggerire il peso, per poi tagliare il ramo in vicinanza della zona di interposizione 5-10 cm.
  • Rifinire il taglio in corrispondenza del collare senza danneggiarlo.

La cicatrizzazione delle ferite

La guarigione delle ferite nella piante è un processo molto lento che, a seconda della superficie danneggiata, può impiegare anche molti anni per cicatrizzare. Nel caso di tagli eseguiti correttamente invece, i tessuti di cicatrizzazione si formeranno lungo tutta la circonferenza del taglio e ciò consentirà la chiusura completa dalla ferita. In caso di tagli mal eseguiti i tessuti non riusciranno a formarsi uniformemente e la ferita sarà chiusa in tempi molto più lunghi o, addirittura, non potrà essere chiusa. La ferita nella pianta è pericolosa perchè favorisce l’ingresso di patogeni e in alcuni casi può compromettere la stabilità di una pianta o di una sua parte. L’utilizzo dei mastici sulle ferite è vivamente sconsigliato: ha un notevole significato tecnico solo quando si eseguono degli innesti. Nelle piante ornamentali è una pratica sconsigliata perchè questo materiale tende a screpolarsi con il tempo e con le dilatazioni del legno favorendo zone a forte umidità in presenza di ossigeno, che causano l’instaurarsi di microrganismi agenti di carie in un ambiente perfetto per il loro sviluppo. L’unico intervento per evitare l’entrata dei patogeni da una ferita consiste nel “disinfettarla” con prodotti dedicati ad intervalli di sei mesi dal taglio.

Il dramma della capitozzatura, il taglio a testa di salice

La capitozzatura è un tipo di potatura tradizionale usata in ambito agrario per ottenere foglie per bachi da seta, foraggio, vimini per legare le viti, palature e legna da ardere. La tecnica consiste in un taglio indiscriminato di una branca o del tronco, che elimina tutta la chioma. Le continue reazioni di cicatrizzazione che si ripetono in conseguenza a questo tipo di taglio e a
l conseguente riscoppio epicormico provocano un ingrossamento della parte sottostante ai tagli che assume una forma subsferica, detta a testa di salice o a testa di gelso. L’utilizzo di questa tecnica in campo agro-forestale è comunque diffuso, ma la pratica della capitozzatura in ambito ornamentale comporta la compromissione di qualsiasi funzione paesaggistica; una volta effettuata la capitozzatura, per recuperare l’originale architettura di un albero saranno necessari interventi specializzati che si dovranno perpetuare nel tempo, senza contare le conseguenze apportate dalla perdita dell’apparato fotosintetico e il frequente attacco di patogeni (carie e infezioni). A cinque anni da una capitozzatura tutti i rami epicormici sviluppati in seguito risultano essere poco stabili e pericolosi. Tale metodo di potatura va quindi assolutamente evitato per mantenere le piante vigorose e longeve: è sempre meglio rivolgersi a un professionista ricordando i criteri fondamentali per una corretta potatura.potatura-alberi-ornamentali

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Alvise Anchel

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2 Comments

  1. […] una corretta potatura sarebbe difficile collocare le piante ornamentali in forme e spazi ben definiti all’interno dei […]

  2. […] La seconda barriera si oppone all’avanzamento in profondità, verso il centro della pianta; è di tipo chimico, ed è costituita dalle cerchie annuali che vengono rafforzate con sostanze prodotte dall’albero stesso e che sono resistenti all’aggressione dei funghi. Queste sostanze impediscono o rendono molto difficoltose le reazioni chimiche necessarie al fungo per disgregare le cellule del legno. Alcune specie, come ad esempio pioppi, tigli e betulle, non riescono a realizzare barriere di tipo 2 efficienti: per questo motivo queste piante sono particolarmente sensibili alle ferite e ai tagli di potatura. […]