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Piante carnivore: guida alla coltivazione delle principali specie

Le piante carnivore sono affascinanti specie vegetali che, per adattarsi a vivere in condizioni ambientali estreme, come paludi, torbiere e terreni con scarsa disponibilità di nutrienti, sono riuscite a sviluppare una particolare tecnica di sopravvivenza: ricavano gli elementi nutritivi di cui necessitano attraverso la cattura di insetti e piccoli animali, da cui riescono ad assimilare sostanze come l’azoto, tramite un caratteristico meccanismo di digestione decisamente unico nel mondo vegetale.

Di seguito riportiamo una panoramica delle specie insettivore più facilmente reperibili e coltivabili, con alcuni preziosi consigli per chiarire qualsiasi dubbio sulla cura delle principali piante carnivore.

1. Dionaea muscipola

Dionaea muscipola: Curiosità

La Dionaea muscipola, o “Venere acchiappamosche” è una diffusa pianta carnivora originaria delle zone paludose del Nord America: il nome del genere deriva da un epiteto della dea greca della bellezza, Afrodite. Come altre piante carnivore, la Dionea ha sviluppato efficaci trappole per catturare gli insetti di cui si nutre: grazie alle vibrazioni di appositi peli che fungono da sensori, i due lembi che costituiscono le trappole si chiudono di scatto quando la pianta riconosce la presenza di una preda.

Dionaea muscipola coltivazione e cura

Dionaea muscipola: Coltivazione e cura

Terreno: Il substrato ideale per la coltivazione della Dionaea muscipola è costituito da torba acida di sfagno mista a perlite o sabbia di quarzo in proporzione 1:1. Non sono invece adatte le comuni torbe per piante acidofile o il terriccio universale: un pH alterato rispetto a quello ottimale può compromettere lo sviluppo della pianta.
Inoltre, nella coltivazione della Dionaea muscipola è assolutamente vietata l’aggiunta di fertilizzanti, che risulta essere estremamente dannosa se non letale.

Irrigazione: La Dionaea muscipola va irrigata riempiendo il sottovaso con pochi centimetri di acqua: non dovrà però essere utilizzata l’acqua di rubinetto, ma solamente acqua piovana, o in alternativa acqua distillata e osmotizzata. Le irrigazioni dovranno essere frequenti tutto l’anno per evitare che il substrato si disidrati, ma andranno moderate nel periodo invernale riducendo la quantità di acqua somministrata.

Propagazione: La Dionaea può essere facilmente moltiplicata per divisione, attraverso la separazione del rizoma di una pianta adulta, o praticando la talea di una foglia. Può essere anche propagata per seme nel caso in cui vi sia la formazione di infiorescenze, ma lo sviluppo della nuova pianta richiederà molto più tempo.

2. Nepenthes

Nepenthes: Curiosità

Nepenthes è un genere che include piante carnivore tropicali, originarie delle Filippine, che formano caratteristiche trappole ad ascidio simili a lunghi sacchi, in grado di catturare insetti e piccoli invertebrati, successivamente assimilati grazie all’azione di appositi liquidi digestivi. Gli ascidi sono protetti da una sorta di coperchio alla loro sommità, e possono assumere colorazioni sgargianti, oltre ad accrescersi fino a raggiungere dimensioni significative.

Nepenthes alata coltivazione cura

Nepenthes: Coltivazione e cura

Terreno: Questo genere di piante carnivore va coltivato in un substrato specifico, costituito ad esempio da 50% di torba acida di sfagno per carnivore e 50% di agriperlite oppure 40% bark sminuzzato, 30% torba acida di sfagno e 30% perlite. Il terriccio non dev’essere concimato. E’ importante prestare attenzione anche alla temperatura dell’ambiente di coltivazione, che deve essere compresa tra i 15 e i 25 °C, e a collocare la pianta in una posizione luminosa ma non in pieno sole.

Irrigazione: Le piante di Nepenhes hanno bisogno che il substrato in cui sono coltivate sia mantenuto costantemente umido, ma evitando i ristagni di acqua. Il metodo di irrigazione da preferire è quello della vaporizzazione, da praticare anche più volte al giorno per mantenere un tasso di umidità adeguato allo sviluppo della pianta. Anche in questo caso va utilizzata esclusivamente acqua demineralizzata/osmotizzata.

Propagazione: La Nepenthes moltiplica per talea, recidendo parte del fusto, con una foglia, dalla parte alta della pianta. La foglia va poi eliminata, e il fusto va avvolto con dello sfagno vivo ed interrato in un substrato bagnato composto da torba di sfagno e perlite.

3. Sarracenia

Sarracenia: Curiosità

Il genere Sarracenia comprende otto affascinanti specie di piante carnivore provenienti dal Nord America. Presentano particolari foglie modificate, che si sono evolute in trappole ad ascidio di forma tubolare, in grado di attirare gli insetti e catturarli al loro interno. Gli ascidi possono raggiungere un’altezza di 80/90 cm. Una particolare specie, la Sarracenia purpurea, è stata introdotta in Europa e ha attecchito in alcune zone alpine dove oggi cresce spontanea.

sarracenia coltivazione e cura

Sarracenia: Coltivazione e cura

Terreno: Il substrato ideale per coltivare la Sarracenia è costituito da torba con pH inferiore a 5 e sabbia di quarzo in rapporto di 3 a 1. In alternativa è possibile utilizzare un substrato composto da due parti di torba e una parte di perlite. Come per le altre piante carnivore precedentemente descritte, anche in questo caso non va effettuata alcuna concimazione.

Irrigazione: La Sarracenia va irrigata regolarmente per mantenere il terreno umido, lasciando poca acqua nel sottovaso al fine di evitare ristagni dannosi. La dose di acqua dovrà ovviamente variare in base alla stagione, riducendosi nel corso della stagione fredda anche se, per brevi periodi, la Sarracenia è in grado di resistere ad eventuali gelate.

Propagazione: La tecnica più diffusa per moltiplicare la Sarracenia è probabilmente quella per divisione del rizoma, generalmente efficace per ottenere nuove piante. E’ possibile propagare la Sarracenia anche per seme, avendo cura di seminare nei mesi invernali di Dicembre o Gennaio per avere poi un buon tasso di germinazione in primavera.

4. Drosera

Drosera: Curiosità

Il genere Drosera include diverse piante carnivore originarie sia della fascia tropicale che di quella temperata, caratterizzate dalle tipiche trappole adesive simili a tentacoli ricoperti di una sostanza collosa che consente alla pianta di intrappolare insetti. Il termine Drosera deriva dal greco e significa infatti “coperta di rugiada” proprio per via delle numerose goccioline secrete dalle ghiandole dei vegetali. Alcune specie, come la Drosera rotundifolia, contengono principi attivi utili in fitoterapia per i loro effetti curativi.

drosera

Drosera: Coltivazione e cura

Terreno: Anche le Drosere provengono da zone paludose, per cui richiederanno un substrato torboso, miscelato a poca sabbia o perlite per garantire un adeguato apporto di ossigeno all’apparato radicale. Queste piante generalmente non resistono al freddo: vanno quindi riparate durante il periodo invernale in un luogo dove la temperatura non scende al di sotto dei 5 °C.

Irrigazione: Come per le altre carnivore, anche in questo caso dovremmo somministrare acqua demineralizzata o acqua piovana, cercando di seguire un’ irrigazione costante per tutto l’anno al fine di evitare che il substrato di coltivazione possa seccarsi. L’ambiente umido può essere mantenuto con pochi centimetri di acqua posti nel sottovaso della pianta.

Propagazione: La Drosera può essere propagata per talea, tagliando alcune foglie alla base e interrandole in un substrato umido o, in alternativa, ponendole in un recipiente con acqua. Quando si saranno formate nuove plantule con un apparato radicale adeguatamente sviluppato, sarà possibile procedere al loro trapianto in vaso.

5. Darlingtonia californica

Darlingtonia californica: Curiosità

Questa pianta carnivora è originaria di Canada e Nord America, ed è conosciuta anche con il nome di pianta cobra, per la particolare forma curvata degli ascidi che si sviluppano in altezza per poi curvarsi, ricordando vagamente la testa di un serpente. La pianta assume un aspetto robusto, con fiori solitari gialli o rossastri e nei suoi habitat naturali può raggiungere altezze di quasi un metro. Questa specie cresce in zone dove le temperature sono abbastanza basse durante tutto l’anno, spesso in presenza di torrenti dove scorrono acque gelide: è fondamentale tenere conto di questo aspetto per la sua corretta coltivazione.

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Terreno: Un buon substrato di coltivazione per la Darlingtonia può essere ottenuto miscelando in parti uguali sfagno essiccato e perlite, oppure torba e perlite, con uno strato superficiale di sfagno utile a conservare l’umidità: questa pianta ama infatti terreni sempre umidi e freschi.

Irrigazione: E’ possibile irrigare la Darlingtonia innaffiandola dall’alto, con acqua fresca osmotizzata, ma è opportuno anche somministrare una certa quantità di acqua attraverso il sottovaso. Essendo una pianta abituata a mantenere le radici al freddo, un accorgimento utile può essere quello di raffreddare l’acqua in frigorifero prima di irrigare le piante, o in alternativa utilizzare qualche cubetto di ghiaccio da appoggiare sulla superficie dello sfagno che, sciogliendosi, andrà a costituire una fonte di idratazione ideale per la Darlingtonia.

Propagazione: La Darlingtonia viene generalmente propagata per divisione, ma è possibile la moltiplicazione anche per talea fogliare, tagliano un ascidio vicino al rizoma e avvolgendolo nello sfagno prima di porlo a dimora in un vaso con l’apposito substrato.

Image credits: Hampshire Carnivorous Plants (BBC Gardeners’ Gallery)

 

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