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Isola di calore: perché le nostre città scottano

L’ incessante sviluppo urbanistico ha portato nel corso degli anni ad una drastica trasformazione del territorio e del suolo: le zone un tempo erano occupate dalla vegetazione, oggi lasciano posto a veri e propri deserti di asfalto e cemento causando l’effetto isola di calore. L’utilizzo massivo di superfici impermeabili e con scarsa capacità di riflettere il calore ha condotto ad una forte modifica del bilancio termico naturale, contribuendo all’ aumento della temperatura globale; un aumento che, a causa dei tipi di pavimentazione frequentemente utilizzati (con conducibilità termica superiore a quella del suolo naturale), si concentra in zone urbane rispetto alle zone rurali periferiche dove, durante la notte, si registrano temperature inferiori di anche 4 o 5 °C.

Lo smisurato utilizzo di tali superfici impermeabili si traduce anche in un aumento del run-off (lo scorrimento superficiale delle acque piovane) che comporta frequentemente il sovraccarico e la congestione delle reti fognarie. Il problema non è solamente la quantità di deflusso che scorre in superficie, bensì la qualità delle acque che si riversano successivamente nei sistemi di scolo: i dati odierni, alquanto preoccupanti, indicano un ingente accumulo di sedimenti e un eccessivo carico di inquinanti acquisito dalle acque che attraversano le nostre città. Tutto questo causa grosse alterazioni delle condizioni ambientali e dell’ equilibrio ecologico, che possono tradursi anche nell’ aumento di malattie infettive ed allergiche con evidenti ripercussioni sulla nostra salute.Isola di calore: perché le nostre città scottano
Le cause che contribuiscono ad incrementare l’accumulo di calore sensibile sono molteplici. Tra le più diffuse troviamo:

  • la presenza di asfalto e cemento in sostituzione a superfici evaporanti/evapotraspiranti;
  • la diffusione degli impianti di condizionamento dell’aria;
  • la gestione dei deflussi meteorici;
  • le emissioni e la produzione di sostanze chimiche inquinanti.

Il cosiddetto effetto “isola di calore urbana” è ormai una realtà accertata in tutte le metropoli. Il fenomeno è ben conosciuto e studiato dettagliatamente, ma purtroppo si interviene ancora troppo poco per limitarlo e contrastarlo: gli effetti provocati dall’ urbanizzazione selvaggia si ripercuotono direttamente sulla qualità della vita delle persone che popolano le grandi città.Isola di calore: perché le nostre città scottano

Gli effetti collaterali dell’isola di calore urbana e le possibili soluzioni

In primis, questo fenomeno comporta il diretto aumento dell’utilizzo di energia per il raffrescamento degli edifici, in conseguenza all’incremento delle temperature in ambiente urbano. Da ciò ne consegue un’ elevata emissione di inquinanti e gas serra, con i già citati effetti negativi sul benessere e sulla salute dell’uomo. Anche la qualità delle acque di ruscellamento diminuisce, andando a contaminare le falde profonde con elementi tossici che si accumulano nel tempoLa soluzione a questi problemi è senza dubbio cercare di ripristinare il più possibile le condizioni dell’ambiente naturale anche in città: se l’effetto isola di calore è determinato dal tipo di materiali in grado di riflettere calore e dalle alterazioni del ciclo dell’acqua, allora il verde urbano può essere uno strumento in grado di contrastare il fenomeno grazie alle sue funzioni di ombreggiamento, assorbimento delle radiazioni e ai processi fisiologici di evapotraspirazione che consentono di ridurre naturalmente la temperatura circostante.

Sicuramente i sistemi da adottare sono molteplici. Tra essi, si annoverano la sostituzione delle coperture attuali con verde pensile, lo sviluppo di una rete verde all’ interno dell’ ecosistema urbano, l’utilizzo di nuovi materiali ecosostenibili per la costruzione di strade e parcheggi, la fitodepurazione, la realizzazione di stagni naturali per l’accumulo delle acque di deflusso e molti altri sistemi che includono opere di verde tecnologico.Isola di calore: perché le nostre città scottano

Riassumendo, i campi di azione dove si può intervenire più agevolemente, sono quindi:

  • la progettazione del verde urbano con un approccio volto ad esaltare i servizi ecosistemici della vegetazione; 
  • l’aumento della coibentazione degli edifici tramite sistemi di verde verticale;
  • la sostituzione delle normali coperture con i moderni tetti verdi;
  • la realizzazione di aree dedicate alla fitodepurazione;  
  • la realizzazione di “aree cuscinetto”, cioè ampie zone a verde integrate nella città.

La tecnologia a nostra disposizione offre tutte le soluzioni necessarie al miglioramento del microclima urbano. Un esempio ben riuscito è dato da Village Homes,  una comunità pianificata a Davis, California. Il progetto è stato realizzato tra il 1970 e il 1980 con lo scopo di ridurre al minimo l’impatto ambientale del quartiere, sfruttando per l’irrigazione l’acqua piovana e l’energia solare per il riscaldamento. Un sistema di drenaggio naturale caratterizza questo agglomerato di 225 case, che ha subito suscitato un vasto interesse ed è stato utilizzato come modello negli anni seguenti.

Dobbiamo quindi augurarci che tali esempi di sostenibilità vengano presi in considerazione anche nei nostri territori ogni qualvolta si necessiti di ampliare il raggio di urbanizzazione delle città, come investimento per il pianeta, per la salute nostra e delle generazioni future.

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