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Compartimentazione: la difesa delle piante

Anche per gli alberi una ferita è una lesione traumatica dei tessuti, che causa la perdita dell’impermeabilità del sistema favorendo le infezioni di numerosi patogeni, i quali penetrano all’interno della pianta grazie alle aperture inflitte sulla corteccia. Ma come reagisce un albero agli attacchi dei patogeni? Al verificarsi di un danno, l’ albero crea e attiva barriere meccaniche e chimiche che consentono di isolare la porzione di legno interessata dalle alterazioni, per ostacolare l’ingresso e l’avanzamento di patogeni nella pianta. Questa tecnica di difesa si chiama compartimentazione del legno. La capacità di resistere agli agenti di malattia (come i funghi del legno) è genetica, oltre che essere determinata dalla specie di appartenenza e dalle condizioni di salute dell’esemplare; per questo motivo non sempre un albero è in grado di difendersi dalle alterazioni, sebbene attui continui tentativi di arginare il danno attraverso i meccanismi che andremo ad illustrare di seguito.

La compartimentazione o stabilizzazione chimica

Gli alberi, non avendo la possibilità di contrastare attivamente i funghi disgregatori del legno, hanno sviluppato una strategia di difesa passiva che consente loro di isolare il fungo e contestualmente contenere la degradazione del legno. Questa azione fu teorizzata e verificata da Alex Shigo, un noto arboricoltore americano recentemente scomparso, che la chiamò CODIT: teoria della compartimentazione, ovvero la creazione di zone di barriera. L’albero cerca di contenere il danno attivando barriere capaci di isolare il legno danneggiato ed evitare altri possibili danni al legno sano.

Un primo gruppo di barriere è già presente nella struttura vegetale ed in caso di pericolo viene rafforzato mediante sostanze polifenoliche, tra cui i tannini. Questa è la cosiddetta “zona di reazione” e corrisponde ad una sorta di rapido intervento volto a fornire una prima difesa dall’aggressione dei parassiti.
Una seconda barriera viene costituita solo dopo il danno, ad opera di cellule prodotte in prossimità del danno stesso; questa viene definita “zona di barriera” e, pur essendo molto efficace nel creare una separazione dall’area malata, non è molto flessibile; ciò comporta una debolezza strutturale che può portare alla formazione di crack (fratture interne al legno).compartimentazione

In totale, le barriere della teoria CODIT sono 4.

Barriera 1

Questa barriera è di tipo meccanico e si oppone all’avanzamento lungo i vasi conduttori. La pianta chiude i vasi impedendo al fungo di avanzare velocemente sfruttando questi canali. È evidente che la prima barriera non è particolarmente efficace: l’albero, infatti, non può chiudere tutti i vasi, in quanto ciò gli impedirebbe anche di trasportare la linfa grezza verso le foglie e quella elaborata verso le radici.

Barriera 2

La seconda barriera si oppone all’avanzamento in profondità, verso il centro della pianta; è di tipo chimico, ed è costituita dalle cerchie annuali che vengono rafforzate con sostanze prodotte dall’albero stesso e che sono resistenti all’aggressione dei funghi. Queste sostanze impediscono o rendono molto difficoltose le reazioni chimiche necessarie al fungo per disgregare le cellule del legno. Alcune specie, come ad esempio pioppi, tigli e betulle, non riescono a realizzare barriere di tipo 2 efficienti: per questo motivo queste piante sono particolarmente sensibili alle ferite e ai tagli di potatura.

Barriera 3

Oltre ai vasi conduttori, gli alberi sviluppano anche delle condotte trasversali alle cerchie annuali dette raggi midollari. Questi condotti hanno la funzione di trasportare sostanze dalla parte più esterna a quella più interna del legno, oppure di contenerle. Al verificarsi di un’infezione, l’albero deposita sostanze chimiche in grado di migliorare la resistenza dei raggi midollari agli enzimi disgregatori dei funghi, impedendo alle ife di estendersi lateralmente e parallelamente alle cerchie annuali.

Barriera 4

La quarta barriera coincide con il tessuto del cambio ed è la più importate delle 4 barriere. La sua funzione è quella di preservare i tessuti in formazione dall’aggressione del fungoconsentendo la formazione di legno integro. In questo modo le nuove cerchie annuali potranno continuare a mantenere la stabilità della parte aggredita dal patogeno.

La capacità di compartimentazione varia da specie a specie e anche soggettivamente, in base al patrimonio genetico di ogni singolo albero. Anche lo stato di salute generale di una pianta incide sulla sua capacità e velocità di reazione. Più una pianta è debilitata, minori saranno le sue capacità di reazione a danni o malattie. Ecco quindi l’importanza di insediare le piante nel luogo adatto, valutando clima, terreno, esposizione e facendo particolare attenzione allo spazio disponibile (sesto d’impianto).

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Valentino Dal Ben

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