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Giornata della Terra: 7 luoghi del pianeta che rischiano l’estinzione

Il 22 Aprile 2017 si celebrerà un’importante ricorrenza: stiamo parlando della 47esima Giornata della Terra o “Earth day”  un evento internazionale dedicato all’ambiente e alla salvaguardia del nostro Pianeta.

Dal 1970 questa festa viene celebrata ogni anno un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, con l’obiettivo di sensibilizzare sulle problematiche del pianeta causate dai tanti effetti negativi delle attività umane: tra queste citiamo l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, l’estinzione di migliaia di specie animali e vegetali in seguito all’alterazione degli habitat e l’eccessivo sfruttamento delle risorse (anche se l’elenco dei problemi che affliggono il pianeta sarebbe purtroppo molto più lungo…).

Durante la Giornata della Terra, in tutto il mondo si tengono manifestazioni ed iniziative per promuovere l’impiego di soluzioni eco-sostenibili e di pratiche virtuose come il riciclo e la riduzione degli sprechi, la conservazione delle risorse naturali, la riduzione delle emissioni inquinanti e la protezione delle specie a rischio.

La responsabilità di salvaguardare il prezioso patrimonio naturale della Terra deve essere certamente una priorità di governi ed istituzioni, ma anche di ciascuno di noi: basta un piccolo sforzo per modificare tante abitudini scorrette e contribuire, nel nostro piccolo, ad aiutare il pianeta.
Chi pensa di poterlo fare “con calma” si sbaglia: ecco una lista di luoghi meravigliosi già molto compromessi per via dei danni arrecati all’ambiente e che rischiamo di perdere per sempre.

Kiribati

In pochi conoscono questo stato dellOceania, composto da 33 isole che a prima vista potrebbero essere facilmente considerate una meta da sogno per le vacanze, tra spiagge bianchissime e mare cristallino. In realtà, i pochi abitanti di questo piccolo paese stanno abbandonando in massa l’arcipelago già messo a dura prova dalla carenza di acqua potabile. A causa dell’innalzamento del livello del mare, l’acqua salata si infiltra nell’entroterra creando seri danni alla vegetazione e, inquinandosi con sostanze contaminanti, rende precarie le condizioni igienico-sanitarie.
Entro la fine del secolo, la maggior parte del territorio di Kiribati sarà probabilmente sommerso dall’Oceano Pacifico: una sorte analoga sembra essere riservata anche all’arcipelago delle Maldive.

Africa sub-sahariana e Australia meridionale

Il progressivo avanzamento dei fenomeni di desertificazione è la grave minaccia ambientale che sta letteralmente divorando i territori dell’Africa sub-sahariana e dell’Australia meridionale, oltre ad interessare numerose zone del pianeta (complessivamente, una superficie pari a circa 6 milioni di ettari va incontro a desertificazione ogni anno).
I responsabili di questo fenomeno sono i fattori climatici alterati dal surriscaldamento globale uniti ad un uso non sostenibile delle risorse naturali, motivo per cui il problema sta interessando in misura crescente anche aree della fascia mediterranea e temperata. All’aumentare della desertificazione contribuiscono tutte le attività produttive: dall’agricoltura, all’industria, alle attività estrattive, dall’avanzare dell’urbanizzazione al turismo di massa.

Foresta Amazzonica

E’ il “polmone verde” del pianeta che custodisce al suo interno una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali uniche al mondo. Eppure, la sopravvivenza della biodiversità dell’Amazzonia e delle popolazioni indigene che ci vivono è messa a serio rischio da una deforestazione che non accenna a fermarsi: più di un quinto di questa foresta, tra le più grandi del pianeta, è già stato distrutto. Le principali cause della deforestazione sono la ricerca di nuove terre agricole per la produzione di soia e l’espansione dei pascoli per il bestiame allevato, insieme agli incendi, al disboscamento legale e illegale, alla costruzione di strade asfaltate e al degrado causato dai cambiamenti climatici in atto.
Il WWF ha lanciato da tempo l’allarme: “se i tassi di deforestazione degli ultimi decenni continuassero ai ritmi attuali, quasi un quarto della restante foresta amazzonica potrebbe essere persa entro i prossimi 30 anni e il 37% entro i prossimi 50 anni“.

Mar Morto

Il mare (più propriamente un lago) dall’acqua 10 volte più salata rispetto a qualsiasi altro mare e collocato nel punto più profondo della Terra (415 metri sotto il livello del mare) deve le sue caratteristiche e la sua conformazione al forte fenomeno di evaporazione in cui è coinvolto. Da diverso tempo il fragile equilibrio del Mar Morto è stato alterato al punto da metterne a rischio la sopravvivenza. L’acqua che evapora non è sufficientemente compensata dall’afflusso idrico derivante dal fiume Giordano e da altri corsi d’acqua nella parte settentrionale del bacino: i contadini israeliani e giordani iniziarono a deviare le acque dei fiumi per uso agricolo, riducendone la portata. Inoltre le industrie per l’estrazione dei minerali esasperano la discesa del livello del lago, che si è già abbassato di circa 27 metri negli ultimi decenni.

Glacier Montana Park

Questo straordinario parco naturale del Montana, al confine tra Stati Uniti e Canada, ospitò le prime tribù di nativi americani circa 10.000 anni fa. Agli inizi del ‘900, il parco contava ben 150 ghiacciai di notevoli dimensioni, ma in appena un secolo la maggior parte di essi si è ridotta a tal punto da sciogliersi completamente. Oggi restano soltanto 37 ghiacciai e, secondo le stime, anche questi sembrano destinati a sparire definitivamente entro il 2030.
Allo stesso modo sono a rischio anche i ghiacciai delle Alpi, che secondo alcune stime potrebbero essere drasticamente diminuiti entro il 2050.

Belize Barrier Reef

Tutti abbiamo sentito parlare recentemente della fine della Grande Barriera Corallina australiana: l’intensità del fenomeno di distruzione si è intensificata a dismisura in soli 20 anni, fino ad arrivare al punto di dichiarare morto oltre il 90% di una delle più estese formazioni marine del pianeta. La stessa sorte potrebbe toccare alla Barriera Corallina del Belize che si trova nel Mar dei Caraibi ed ospita, oltre ad uno straordinario numero di coralli, anche specie in pericolo di estinzione come i lamantini, le tartarughe marine ed i coccodrilli americani.
La barriera è a rischio a causa dell’ inquinamento dell’oceano e dell’invasione del turismo di massa. L’aumento della temperatura oceanica porta allo sbiancamento dei coralli, così come è successo per la Grande Barriera Corallina. Secondo alcuni scienziati, circa il 40% della barriera è stato intaccato dal 1998 in poi.

Kivalina

Non si tratta di una meta turistica o di un sito patrimonio dell’ UNESCO, ma è a pieno titolo uno dei luoghi che potrebbero scomparire in un lasso di tempo davvero breve. Kivalina è una minuscola isola dell’Alaska su cui sorge un villaggio con poche centinaia di abitanti, la maggior parte eschimesi, che presto saranno probabilmente costretti ad abbandonare la loro terra. L’aumento della temperatura nella regione artica e il ritiro dei ghiacci che circondano la zona stanno avendo come diretta conseguenza una fortissima erosione costiera, tanto che rimane solo un sottile lembo di sabbia a separare il centro abitato di Kivalina dal mare.
Il destino dell’isola sembra essere quello di sparire in seguito ad un’ormai inevitabile alluvione che, secondo alcune preoccupanti previsioni, potrebbe avvenire già entro i prossimi 8 anni.

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Anna Mastellaro

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