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Sistemi costruttivi e piante per la fitodepurazione

Un impianto di fitodepurazione può essere realizzato con tecniche differenti, in base al meccanismo di funzionamento da applicare. Vediamo insieme quali sono i sistemi costruttivi più diffusi.

I sistemi costruttivi per la fitodepurazione

I sistemi costruttivi a flusso libero riproducono esattamente i meccanismi di autodepurazione delle zone umide naturali. Consistono in vasche o canali poco profondi (profondità generalmente inferiore agli 80 cm) e impermeabili, con un substrato che costituisce il supporto per le radici delle piante emergenti. La superficie dell’acqua è costantemente al di sopra del substrato e pertanto questa è sempre esposta all’atmosfera. Il flusso dell’acqua è orizzontale e l’altezza del livello dell’acqua varia in relazione alle caratteristiche del refluo in ingresso, al livello di trattamento che si intende raggiungere ed al tipo di essenze impiegate. Tali sistemi essendo riconducibili ad un’area umida naturale hanno anche una valenza naturalistica ed ambientale ma di contro richiedono una superficie elevata e possono favorire lo sviluppo di insetti e di odori per via del contatto del liquido con l’atmosfera.

Nei sistemi costruttivi a flusso sommerso invece, la superficie del refluo non è mai a contatto diretto con l’atmosfera e pertanto si ha una buona protezione termica dei liquami. Tali impianti sono costituiti da bacini impermeabili, riempiti con il substrato permeabile, o medium di crescita. Sulle superfici così ottenute viene effettuata la messa a dimora delle piante acquatiche. I reflui dopo i pre-trattamenti passano attraverso il pozzetto di controllo di monte che serve a regolare il deflusso del liquido attraverso un pozzetto dotato di filtri che fermano le particelle più grossolane. Successivamente ai pre-trattamenti, il liquido entra nel bacino di fitodepurazione che può essere a flusso orizzontale o verticale (le essenze impiegate per i due sistemi sono le medesime). Le due tipologie di impianto, orizzontale e verticale, si possono normalmente utilizzare accoppiate per sfruttare le capacità depurative di entrambi i sistemi in particolare per la riduzione delle sostanze azotate. In questo caso si parla di fitodepurazione con sistemi ibridi e sono indicati per trattare gli scarichi. Il refluo passando attraverso il filtro subisce un processo di depurazione e le acque depurate vengono convogliate nel pozzetto di controllo di valle, in cui è posto anche un sistema a sifone per il controllo del livello nel bacino. Per evitare l’ingresso delle acque meteoriche le vasche vengono delimitate da bordi rialzati (di circa 10-20 cm rispetto alla superficie del terreno).sistemi costruttivi fitodepurazione

In Italia viene adottato essenzialmente il flusso orizzontale perché, anche se le rese depurative sono inferiori rispetto ai sistemi con flusso verticale, presenta rispetto a quest’ultimo minori problemi gestionali.

Le piante per i bacini di fitodepurazione

L’essenza più utilizzata in questo campo in tutta Europa è il Phragmites australis, per il suo ruolo di pompa di ossigeno. Questa pianta è un’elofita (pianta in grado di vivere con le radici sommerse) che ha la caratteristica di trasportare l’ossigeno presente nell’atmosfera fino in profondità grazie ai suoi lunghi rizomi, creando microzone ben ossigenate all’interno del substrato filtrante che vengono colonizzate da film batterici che “digeriscono” e sostanze inquinanti restituendo all’ambiente sostanze inorganiche che le piante asportano dall’acqua e le utilizzano per svilupparsi e aumentare la loro massa. Le tecniche di fitodepurazione possono essere classificate in base alla tipologia di vegetazione impiegata:

  • sistemi a microfite (alghe unicellulari)
  • sistemi con macrofite acquatiche galleggianti
  • sistemi con macrofite radicate sommerse
  • sistemi con macrofite radicate emergenti
  • sistemi ibridi (ad alta biodiversità)

Phragmites australis è una varietà essenziale nei sistemi a flusso sommerso. Nei sistemi a flusso superficiale, si possono utilizzare tutte le specie di macrofite acquatiche che ben tollerano livelli di trofia ed inquinamento elevati come Carex, Scirpus, Shoenoplectus, Caltha palustris, Alisma plantago-aquatica, Lythrum salicaria, Ceratophyllum demersum, Myriophyllum spicatum.

Dove impiegare gli impianti di fitodepurazione

Questa tipologia di trattamento può essere utilizzata come trattamento secondario, cioè come un vero e proprio processo depurativo, fino a 2.000 abitanti o come trattamento terziario dei reflui provenienti dai depuratori tradizionali. I sistemi di fitodepurazione per il trattamento delle acque reflue domestiche più comunemente utilizzati sono quelli con macrofite radicate emergenti e tra questi quelli a flusso sommerso sono quelli che hanno avuto il maggior sviluppo. La fitodepurazione può essere utilizzata con successo anche per trattare:

  • scarichi discontinui provenienti da hotel, campeggi, villaggi turistici o rifugi.
  • reflui in uscita da impianti di acquacoltura o da aziende zootecniche.
  • reflui in uscita da caseifici e cantine.
  • acque di dilavamento stradale.
  • percolati di miniere e discariche.
  • corsi d’acqua eutrofizzati.
  • biopiscine e laghi balneabili.

 

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