Agri-culturaColtivazione

Seme dormiente: Come svegliarlo

Le piante in milioni di anni di evoluzione hanno sviluppato diversi metodi per riuscire a tutelare le loro future generazioni instillando la dormienza nel seme dormiente in modo da farlo germinare nella stagione migliore. La dormienza viene mediata attraverso diverse strategie a seconda delle specie e dell’ambiente in cui la pianta si trova. Grazie a molti studi passati e recenti l’uomo ha imparato a ingannare i diversi meccanismi di dormienza riuscendo così a far germinare prontamente quasi tutte le sementi.Seme dormiente: Come svegliarlo

La stratificazione: alcuni  semi bisogna lasciarli dormire

Il meccanismo di dormienza nelle piante dei climi temperati e di quelli freddi si esaurisce solo dopo aver passato un determinato ciclo di variazione di temperature. Questo meccanismo garantisce ai nuovi embrioni di germinare solamente una volta trascorso l’inverno ed è mediato da un bilancio ormonale interno fra inibitori e promotori della germinazione. Per far superare al seme dormiente questo suo bisogno di “freddo” si ricorre alla tecnica della vernalizzazione che consiste in un processo di conservazione del seme dormiente in substrati sterili ed umidi a temperature fredde per un certo periodo di tempo, molto variabile a seconda della specie. Quando parliamo di basse temperature si intendono periodi di freddo tra i 2° e i 6° C. Nei climi con inverni non troppo rigidi si può optare per mettere i semi in delle cassette piene di sabbia e lasciarli all’aperto in un luogo riparato per proteggerli da volatili e roditori. In modo artificiale la vernalizzazione viene svolta tramite la conservazione di queste cassette in celle frigorifere per periodi di tempo anche di mesi.

L’estivazione, al contrario della vernalizzazione, consiste nel far trascorrere ai semi un periodo di tempo ad alte temperature (25°-30° C) protetto in un substrato soffice sempre mantenuto umido. Conoscere il ciclo naturale di una specie ci da la possibilità di capire quali dei due trattamenti sia più idoneo per stimolare la germinazione. In molti casi non basta uno solo di questi due metodi ma si necessita l’alternanza fra estivazione e vernalizzazione, in rari casi anche per più cicli. Per alcune specie dei climi aridi e desertici il passaggio del fuoco segna la rottura della dormienza stimolando il seme dormiente con un picco di alte temperature.

La scarificazione dei semi duri

In alcuni semi la dormienza non è imposta da un bilancio ormonale interno ma ben si dalle caratteristiche della cuticola esterna che può essere troppo impermeabile all’acqua e ai gas o troppo dura da rompere per l’embrione. Nel caso in cui la cuticola sia troppo impermeabile l’embrione non ha accesso al necessario rifornimento di acqua e ossigeno per innalzare i suoi livelli metabolici. Nel caso in cui la cuticola sia troppo dura l’embrione, in natura, dovrà attendere eventi meccanici o degradazione da parte dei batteri che intacchino la cuticola. Per ovviare a queste barriere alla germinazione si sono sviluppati diverse tipologie di scarificazione  tramite metodi fisici o chimici in grado di aumentare la permeabilità del seme o diminuirne la durezza anche praticando una spaccatura manuale della cuticola.

Il miglior modo per far partire un seme dormiente

Il seme è il metodo principale che le piante usano per riprodursi, evolversi e colonizzare diversi ambiente. In natura il seme viene disperso con diverse modalità a seconda delle sue caratteristiche, può utilizzare il trasposto animale o semplicemente quello del vento e dell’acqua e molti altri. Ma in natura un seme è soggetto anche a molti pericoli che causano un tasso di mortalità altissimo ancora prima della germinazione. Anche quando si semina in un giardino possono avvenire degli inconvenienti che ci fanno perdere la vitalità dell’embrione che il seme custodisce. Per assicurarci che tutti i semi vitali in nostro possesso diventino delle nuove piante ci sono alcuni passaggi molto banali da affrontare.

  • Imbibizione: per capire quali sono i semi vitali in nostro possesso si mettono a bagno in acqua tiepida (40° C) per un periodo di 24 ore dando modo agli embrioni ancora dormienti di inumidirsi e di perdere per dilavamento alcuni inibitori della germinazione. Durante questa operazione i semi più energetici potrebbero già far uscire la radichetta e in questo caso vanno piantati immediatamente. I semi che dopo un giorno rimangono ancora a galla sono da considerarsi non vitali (o ancora in fase di dormienza) e possono essere scartati subito o lasciati ancora in acqua per un altro giorno. Il seme vitale affonda perché assorbe acqua per aumentare i suoi livelli metabolici per prepararsi alla germinazione.
  • Disinfezione: Se non si utilizza materiale sterilizzato anche i semi pronti alla germinazione possono non germinare per via degli attacchi che possono subire da parte di funghi e batteri una volta messi a dimora nel substrato. Per evitare questi imprevisti si possono disinfettare i semi immergendoli per 10 minuti in una soluzione acquosa con il 10% (100 ml su di 1 l) di ipoclorito di sodio (candeggina) facendo ben attenzione a risciacquarli molto bene ed asciugarli prima di poterli piantare. Questa disinfezione elimina tutte le colonie batteriche e le spore funginee che si possono trovare sul tegumento esterno del seme proteggendolo nei primi giorni di germinazione.
  • Pregerminazione: Se vogliamo essere sicuri al 100% di piantare solo semi che germineranno il metodo migliore rimane la pregerminazione fuori terra. Questa operazione consiste nel far fuoriuscire la radichetta dal seme in un ambiente controllato e protetto con sufficienti temperature e fornitura di acqua e ossigeno. Una volta pregerminati, i semi andranno piantati sotto un sottile strato di terriccio non compattato, facendo molta attenzione a non danneggiare la fragile radichetta durante la messa a dimora.
  • Germinazione: Per favorire la buona crescita di un embrione bisogna garantirgli le condizioni ideali di temperatura e umidità. I substrati migliori per la prima parte della vita di una piantina, cioè quella che va da seme al momento dell’inizio del processo fotosintetico, sono quelli soffici come la fibra di cocco, la sabbia diluita con una parte di sostanza organica, l’ovatta  e tutti quei substrati che sono in grado di garantire un rapporto acqua-gas ideale. Le temperature ideali per la germinazione di un seme dipendono essenzialmente dalla specie di cui fa parte ma si può affermare che per il periodo di germinazione siano ottimale temperature dai 21° ai 24° C con tassi di umidità elevati e substrato sempre umido; ovviamente non per specie dei climi freddi.Seme dormiente: Come svegliarlo

 

Scopri i migliori prodotti per favorire la germinazione delle tue piante

Commenti

commenti

Previous post

Le piante possono parlare? Ecco come comunicano

Next post

Talea: come riprodurre le piante a costo zero

Alvise Anchel

Alvise Anchel