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Biodiversità: conoscerla per proteggerla

Si sente parlare sempre più spesso di biodiversità ma difficilmente ci è subito chiaro che cosa rappresenta questa parola. La biodiversità si definisce come la coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che creano un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni. Le specie animali e vegetali che, fino ad ora, sono state descritte al mondo sono 1642189 ma si stima che quelle esistenti siano 8-9 milioni. Delle specie conosciute le piante vascolari, cioè le piante dotate di un sistema di vasi per condurre l’acqua (in pratica tutte con l’eccezione di alghe, muschi ed epatiche) sono 272468.

Studiando la biodiversità nel mondo si è potuto osservare come la distribuzione del numero di specie non sia uniforme in tutto il globo, difatti il 44% di tutte le specie si trovano distribuite solo sull’ 1,14% della superficie terrestre. Questa piccola percentuale di superficie ad alta biodiversità è stata suddivisa in 25 zone e il bacino del mediterraneo è una di queste. Per fare un esempio in Italia il totale di specie animali e vegetali presenti è di 69363 (13109 sono specie di piante di cui 6711 piante vascolari di cui 1011 sono specie minacciate di estinzione).

Come tutti sanno nella storia si sono già verificate diverse estinzioni di “massa”, cioè periodi più o meno lunghi in cui vi è stata l’estinzione di più del 50% delle specie animali e vegetali del pianeta. Sono ormai scientificamente confermate cinque grandi estinzioni di massa che si sono susseguite nel tempo e nella nostra epoca si sta evidenziando l’inizio della “sesta estinzione di massa”. Le normali cause di estinzione delle specie si possono individuare nei cambiamenti climatici e negli eventi naturali casuali come le grandi eruzioni vulcaniche o l’impatti di asteroidi, ma nella sesta estinzione di massa vi si è aggiunto l’effetto antropico.Biodiversità - EcoProspettive

L’effetto antropico, le specie e il paesaggio

L’effetto antropico non è altro che l’azione diretta o indiretta delle attività umane esercitata sulla biodiversità e sullo sviluppo degli ecosistemi e generalmente è inteso con un significato negativo. Le nostre attività nel complesso causano la perdita di habitat, che si traduce in una riduzione della grandezza della popolazione di una specie, e la frammentazione degli habitat rimanenti, che aumenta il rischio di estinzione per le popolazioni di ridotte dimensioni. Nella storia l’essere umano ha interagito in molti modi con l’ambiente ma si sono riuscite ad identificare quelle attività che più hanno influito sulla biodiversità e l’evoluzione degli ecosistemi:

Il pascolamento, che fino all’epoca romana era principalmente di ovini (dal medioevo in poi di bovini), ha influenzato tantissimo lo sviluppo degli ecosistemi rurali. Nel tempo l’effetto del pascolamento costringeva i boschi più radi ad evolversi in radure con alberi singoli o a gruppi, ma con l’intensificazione di questa attività il paesaggio è diventato un’unica grande prateria con l’assenza di grandi piante.Biodiversità

La coltivazione del bosco nella storia si è evoluta da una situazione primitiva in cui veniva prelevata solamente legna da ardere e qualche grossa pianta per produrre legname da costruzione, alla formazione di boschi di latifoglie gestiti a ceduo. Solo nell’ultimo secolo la tendenza generale è stata di convertire il bosco in formazioni di conifere ad alto fusto passando a una gestione molto più industriale, ma negli ultimi decenni  si sono cominciati a notare i danni procurati dal coniferamento intensivo (in particolare l’acidificazione del suolo e la riduzione di specie vascolari nel bosco).

Biodiversità

La coltivazione degli arativi nelle epoche passate si basava sul concetto del “sistema a tre campi” che consisteva nel susseguirsi di coltivazioni di cereali vernini e cereali primaverili seguiti da un riposo del terreno su cui si faceva pascolare il bestiame. Il terreno veniva arato solo superficialmente e le concimazioni erano praticate solo con letame. Nei tempi più moderni anche la coltivazione dei campi si è industrializzata eliminando la regolare alternanza di colture e optando per varietà super selezionate e grandi monocolture, ingaggiando una spietata lotta alle piante “infestanti” attraverso l’aratura profonda, il diserbo chimico e meccanico. Le concimazioni hanno ormai abbandonato il letame per l’impiego di fertilizzanti chimici con pesanti modificazioni di tutti gli habitat circostanti e una generale diminuzione di numero di specie dovuta all’aumento generalizzato di nutrienti.Biodiversità

L’introduzione di specie esotiche in un ecosistema causa la rottura di molti equilibri che mantengono stabile un habitat e, attraverso l’ibridazione, può introdurre materiale generico estraneo in specie autoctone. Ovviamente non tutte le specie esotiche diventano problematiche, difatti si stima che su 100 piante importate 10 riescano ad acclimatarsi e solo 1 diventa infestante, ma  le specie esotiche sono diventate un argomento preoccupante per la biodiversità a partire dal 1492 anno della scoperta del continente americano (prima della scoperta dell’america la verdura disponibile in europa era riassumibile in cipolle, finocchio, carciofi e erbe selvatiche).

L’effetto antropico e i cambiamenti dell’atmosfera

Le attività umane hanno modificato le quantità di anidride carbonica presente nell’atmosfera da  280 a 388 ppm tra il 1950 e il 2010. Le principali cause di questo incremento cominciato nel secolo scorso sono state:

  • l’utilizzo di fonti di energia fossile
  • la produzione di cemento
  • la deforestazione.

Queste attività ed altre hanno accentuato il naturale “effetto serra” causando diversi cambiamenti climatici riassumibili con l’innalzamento delle temperature medie e l’alterazione delle precipitazioni concentrandole in un numero minore di giorni di pioggia ma in eventi più intensi. Questi cambiamenti climatici modificano la fenologia delle piante costringendole ad adattarsi, a spostarsi o  a estinguersi. Gli effetti pratici che l’aumento di anidride carbonica in atmosfera ha sulle piante sono nel complesso positivi, difatti aumenta la capacità di fotosintesi netta, l’efficienza nell’utilizzo dell’acqua e la produzione di biomassa vegetale.Biodiversità

Un altro tipo di inquinamento molto importante è quello dell’azoto prodotto sopratutto dall’allevamento intensivo. Gli effetti che ad oggi si sono fatti più notare sono:

  • la deposizioni di azoto da parte dell’atmosfera sul terreno (da 5 a 45 kg per ettaro ogni anno)
  • le piogge acide
  • l’aumento dei livelli di azoto nelle acque
  • la maggiore produzione di biomassa vegetale in tutti gli ambienti

Il generale aumento di azoto disponibile alle piante sia nel terreno che negli ambienti acquatici da la possibilità alle specie più vigorose di sovrastare le altre e causa una riduzione generalizzata del numeri di specie presenti in un ecosistema.

Chi vigila sulla biodiversità nel mondo

L’ente internazionale IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) vigila sulla biodiversità mondiale esprimendo  le categorie di specie a rischio di estinzione nel mondo e classificandole in gravemente minacciate, minacciate e vulnerabili. In questo momento i gruppi di specie più minacciati nel mondo sono:

  • le cicadofite  di cui il 52% delle specie è a rischio d’estinzione per il loro areale limitato e la forte deforestazione
  • i coralli e gli anfibi per la loro mobilità limitata e per la compromissione degli habitat naturali
  • le conifere di cui il 28% delle specie è fortemente minacciato d’estinzione dalla deforestazione

I documenti ufficiali di riferimento sulla biodiversità in Europa e in Italia che esprimono tutte le specie animali e vegetali minacciate d’estinzione e quindi da proteggere sono:

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