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Ailanthus altissima, una minaccia all’agro-biodiversità

Tra le specie esotiche invasive più presenti e dannose l’ailanto, Ailanthus altissima (Mill.) Swingle, è tra le più aggressive in Italia e in Europa. L’Organizzazione Europea e Mediterranea per la Protezione delle Piante (EPPO) la include nella lista delle specie aliene invasive particolarmente temibili. L’Ailanto, conosciuto anche come albero del paradiso, è una specie arborea decidua appartenente alla famiglia delle Simaroubaceae, un piccolo gruppo di piante tipico dei climi tropicali. Importata in Europa dall’Asia nel Settecento per l’allevamento della Phylosamia cynthia, un lepidottero che avrebbe dovuto sostituire il baco da seta, è stata successivamente impiegata per scopi ornamentali e di consolidamento di argini, massicci ferroviari e scarpate, in virtù del suo rapido accrescimento. Questa pianta, può raggiungere l’altezza di 20-30 m in base al tipo di habitat che occupa, è molto rustica non ha habitat preferenziali e riesce ad adattarsi a qualsiasi tipo di suolo e di regime idrico: cresce anche su suoli aridi e rocciosi, tollera carenza di sostanze nutritive e anche la siccità prolungata.Ailanthus altissima

Come avviene l’invasione di Ailanthus altissima

Si propaga considerevolmente anche per via vegetativa grazie all’apparato radicale capace di generare numerosi polloni (capacità pollonifera radicae) da cui si originano piante figlie che vanno a colonizzare l’area circostante; inoltre, gli steli recisi sono in grado di produrre nuovi germogli (capacità pollonifera caulinare) che aumentano di numero con i tagli aggravando l’infestazione. La grande capacità invasiva di questa specie è dovuta proprio alla presenza di più meccanismi di propagazione: le samare (dispersione anemocora) consentono una celere colonizzazione di nuove aree, raggiunte le quali la pianta inizia ad espandersi per via vegetativa, determinando così la rapida affermazione della specie. In Italia la specie è stabilmente insediata in tutte le regioni e la sua diffusione è preoccupante in molti parchi ed aree naturali protette (habitat boschivi di collina e bassa montagna, aree fluviali, prati aridi, pianure) in cui forma popolamenti puri e monotoni che minacciano le comunità vegetali mediterranee.Ailanthus altissima - Dispersione

Perché eliminare Ailanthus altissima

I danni causati dall’Albero del paradiso sono numerosi e ingenti: almeno 35 tipi di danni sono stati individuati in diversi ambienti e a carico di differenti tipi di strutture, e classificati in base al tipo (funzionale, ecologico, a sicurezza e salute, estetico) e alla frequenza. Gli studi condotti mettono in risalto la capacità dell’ailanto di interferire con le attività umane praticamente in tutte le tipologie di ambiente extra-agricolo, arrecando gravi danni di natura molto diversa. Nell’area urbana ad esempio, oltre ai molteplici danni per azione meccanica a livello di fabbricati ed impianti, la mancata gestione dell’infestante causa un forte danno estetico e genera degrado in molte aree con peggioramento delle condizioni igieniche difficoltà nelle operazioni di pulizia e conseguenti gravi danni economici. Nelle aree naturali Ailanthus altissima danneggia gli equilibri ecologici, degradando anche habitat protetti generando inquinamento floristico e riduzione della biodiversità.

Come eliminare Ailanthus altissima

Essendo Ailanthus altissima una pianta poco esigente e a crescita molto rapida, risulta essere anche molto competitiva con le specie autoctone invadendo le aree naturali, sostituendo e modificando in modo significativo la vegetazione autoctona. Le specie alloctone invasive sono la seconda causa di perdita di biodiversità (dopo la scomparsa degli habitat naturali), di alterazione ed inquinamento degli habitat ed ecosistemi protetti. Esse vanno dunque controllate, per evitare la perdita di biodiversità e per preservare i nostri paesaggi, i nostri ambienti naturali con le nostre le specie autoctone. Fra le tecniche di controllo più eco-compatibili vi è una strategia efficace ed adatta alle aree ad alta valenza agro-ambientale. Le operazioni devono prevedere l’impiego di trattamenti chimici localizzati in piccole dosi che ottimizzino l’uso del diserbante, minimizzandone la dispersione nell’ambiente in conformità alla Direttiva sull’Uso Sostenibile dei Pesticidi. Tali metodi consistono nell’endoterapia o nella somministrazione di erbicidi sistemici, dopo il taglio raso, tramite spennellatura di tutti i tagli presenti nella ceppaia delle piante indesiderate, combinando metodi meccanici e chimici.

In conclusione possiamo dire che Ailanthus altissima è una specie altamente invasiva per la quale non risulta tecnicamente corretto parlare di “controllo” e “contenimento sotto una soglia di danno”; la specie va eradicata piuttosto che controllata, dato che la presenza anche di poche piante costituisce una minaccia per l’ambiente circostante e un rischio di reinfestazione. Parte complementare della lotta attiva ad Ailanthus altissima è una costante attività non solo di monitoraggio ma anche di sensibilizzazione di tutti i gestori pubblici e privati del nostro territorio.Ailanthus altissima

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