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Agricoltura conservativa: meno costi, più vantaggi

Già a metà del secolo scorso la perdita di fertilità dei suoli era considerata un serio rischio, in grado di compromettere in maniera significativa le produzioni agricole: come suggerisce il nome stesso, l’ agricoltura conservativa è un sistema produttivo che si propone di conservare la fertilità del suolo attraverso l’adozione di particolari tecniche colturali, meno invasive rispetto a quelle tradizionali, in grado al contempo di ridurre i costi di gestione e produzione.

Infatti, a fronte dell’ingente diminuzione dei prezzi dei prodotti, le aziende agricole devono ridurre i costi che si trovano a sostenere per poter avere un margine di guadagno. Questo potrebbe portare all’adozione di tecnologie e processi di lavorazione semplificati, magari a scapito di quantità e qualità della produzione stessa, oltre che della tutela ambientale con cui tali lavorazioni sono spesso in contrasto. Chiaramente, a fronte di spazi limitati e poche piante (come nell’orto di casa), è facile gestire la coltivazione senza spese eccessive e con metodi poco inquinanti. La situazione diventa però nettamente più complicata quando si parla di coltivazione su ampia scala.

Ad esempio, le lavorazioni del terreno tradizionali (come l’aratura) che operano il ribaltamento degli strati di suolo in profondità, sono sicuramente efficaci per certi versi, ma presentano anche svantaggi non indifferenti: provocano compattamento del terreno, forte lisciviazione degli elementi utili alla nutrizione delle piante, significative implicazioni ambientali e costi d’intervento sostenuti a causa dei lunghi tempi di lavoro e dell’elevata potenza richiesta alle macchine agricole. L’obiettivo ideale da perseguire sta, quindi, nell’identificare tecniche che consentono di ridurre il costo delle lavorazioni, migliorando (o quanto meno non penalizzando) la produttività, con il minor impatto ambientale possibile e contribuendo al mantenimento della fertilità del suolo. In quest’ottica, l’ agricoltura conservativa si articola sulla base di due semplici ma importanti criteri: mantenere un certo grado di copertura permanente del suolo e ridurre il numero, l’intensità e la profondità delle lavorazioni al minimo consentito dalle condizioni climatiche, pedologiche ed agronomiche.Agricoltura conservativa: meno costi, maggiori vantaggi

I residui vegetali in agricoltura conservativa

Elemento essenziale nel terreno, la sostanza organica favorisce lo sviluppo degli apparati radicali, migliora l’infiltrazione dell’acqua e il suo drenaggio, permette lo sviluppo della flora terricola e migliora le caratteristiche del suolo rendendolo più fertile e facilmente lavorabile. La sostanza organica contribuisce inoltre ad aggregare le particelle di terreno, evitandone l’asportazione attraverso i fenomeni erosivi causati dall’aria e dall’acqua: basti pensare che anche una pendenza dell’1% può comportare perdite significative di suolo a causa dell’erosione. Il contenuto di sostanza organica diminuisce drasticamente quando si interviene con aratura e lavorazioni profonde e molto intense, che ne comportano la rapida mineralizzazione.

Le tecniche di agricoltura conservativa sono una valida soluzione a queste esigenze: la presenza di biomassa in superficie, con la distribuzione dei residui vegetali di colture precedenti o attraverso cover crops (cioè piante coltivate appositamente per ottenere una copertura vegetale), offre un continuo apporto di sostanza organica e una buona protezione dall’erosione. A questo scopo contribuiscono anche le lavorazioni ridotte previste in agricoltura conservativa, che (essendo meno intense e profonde rispetto a quelle tradizionali) non distruggono gli aggregati del suolo e interferiscono meno con i processi di umificazione. Per tali interventi si utilizzano macchine agricole combinate che consentono di effettuare, in una sola passata, la lavorazione del terreno unitamente alla gestione della biomassa presente sulla superficie (sminuzzamento, interramento, rimescolamento, ecc).Agricoltura conservativa: meno costi, maggiori vantaggi

Come ridurre l’inquinamento in agricoltura

Proprio nella naturale evoluzione della sostanza organica in humus si trova anche un primo vantaggio ecologico dell’agricoltura conservativa: con questi processi infatti, l’anidride carbonica viene fissata per formare complessi umici anziché essere rilasciata in atmosfera. A questo vanno aggiunte le più basse emissioni di CO2 conseguenti al minor utilizzo di combustibili fossili nelle lavorazioni conservative, che contribuiscono a far diventare i terreni agricoli un potenziale carbon sink. Si stima che con una lavorazione convenzionale vengono prodotti dai 70 ai 100 kg di CO2 per ettaro, mentre, applicando lavorazioni conservative, il livello di emissioni si abbassa a 30 kg di CO2 per ettaro, fino ad arrivare addirittura a 10 kg di Co2 per ettaro nel caso in cui venga effettuata soltanto la semina senza ulteriori lavorazioni.

Con l’adozione di una politica oculata, l’impatto della gestione dei terreni agricoli sulle emissioni di CO2 può avere ripercussioni significative a fronte di investimenti relativamente bassi. Il passaggio all’agricoltura conservativa consente inoltre di risparmiare anche sugli interventi di concimazione e lotta alle infestanti, apportando ulteriori vantaggi in termini economici e di salvaguardia ambientale. Si tratta quindi di un sistema produttivo da non sottovalutare, ma che anzi meriterebbe di essere incentivato e diffuso.Agricoltura conservativa: meno costi, maggiori vantaggi

Per saperne di più: Wikipedia – Agricoltura conservativa

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